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L'Italia ha trasmesso a Bruxelles la richiesta di pagamento per la decima e ultima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, del valore di 28,4 miliardi di euro. La richiesta è arrivata al termine di un percorso che la cabina di regia di Palazzo Chigi ha chiuso certificando il raggiungimento dei 156 traguardi e obiettivi collegati all'ultima tranche di fondi. Adesso la palla passa alla Commissione europea, che dovrà verificare la documentazione. Solo alla fine di questo esame, previsto con ogni probabilità entro la fine dell'anno, sapremo se il nostro Paese incasserà davvero tutte le risorse assegnate.

In attesa del giudizio delle istituzioni europee, è utile guardare a che punto sono i progetti sul territorio. Il governo ha pubblicato sul sito istituzionale Italia domani un nuovo aggiornamento dei dati sull'attuazione del piano. Questi dati sono consultabili anche su OpenPNRR, la piattaforma indipendente che rende più accessibili e consultabili le informazioni sul piano. Il portale però non produce questi dati: può mostrare soltanto ciò che viene reso pubblico dalle istituzioni governative competenti. Si tratta di una precisazione importante perché, come vedremo, le informazioni disponibili presentano ancora delle lacune. In primo luogo, è importante sottolineare che i dati risalgono al 13 giugno, ma sono stati resi disponibili soltanto da metà luglio. È uno sfasamento temporale non trascurabile, perché la richiesta finale si basa su una fotografia dell'attuazione più recente di quella accessibile al pubblico. C’è da dire che, nel frattempo, negli ultimi giorni è iniziata a circolare una bozza dell’ottava relazione per il Parlamento sullo stato di attuazione del piano. È un documento certamente fondamentale e che non mancheremo di sviscerare nelle prossime uscite di questa newsletter. Tuttavia la relazione ricostruisce un quadro a livello complessivo e non permette di entrare nel dettaglio dei singoli progetti finanziati. Per questo avere i dati è importantissimo.
ispetto al precedente aggiornamento, il numero di progetti per cui sono disponibili informazioni dettagliate è cresciuto di oltre 10mila unità, arrivando a 291.387 interventi. Un passo avanti significativo che però non risolve il problema strutturale che le organizzazioni che aderiscono alla campagna Dati bene comune segnalano da tempo. Sia il governo sia altri soggetti che hanno accesso diretto a Regis - la piattaforma creata appositamente per la rendicontazione del piano - parlano infatti di oltre 670mila progetti finanziati. Significa che per più della metà degli interventi dichiarati non è possibile conoscere pubblicamente informazioni essenziali come l'importo stanziato, la tipologia di opera o il territorio in cui si trova.

Tra le lacune più rilevanti in questo senso pesa l'assenza di dati di dettaglio su due misure dal grande peso economico: il contributo del Pnrr al Superbonus e Transizione 4.0. Due investimenti che insieme valgono oltre 30 miliardi di euro e sui quali non è possibile ricostruire con un adeguato livello di approfondimento quali iniziative siano state effettivamente finanziate.

D’altra parte però, con gli ultimi aggiornamenti è stata aggiunta un’informazione molto rilevante: lo stato di attuazione dei singoli progetti. Vale a dire se un intervento risulta concluso, in corso o ancora da avviare. Sulla base dei dati disponibili, a metà giugno il 58,1 per cento dei progetti risultava ancora in corso, mentre il 41,9 per cento era già concluso. 

La regione con la quota più alta di interventi completati è la Valle d'Aosta (67,3 per cento), seguita dalla Basilicata (59,1 per cento). Guardando ai territori con il maggior numero di progetti finanziati - Lombardia, Campania e Sicilia - emerge ancora una volta un'Italia a due velocità. In Lombardia risultava concluso il 49,7 per cento dei progetti, mentre in Campania la quota scende al 31,9 per cento e in Sicilia al 29,3 per cento. Quest'ultimo è il valore più basso in assoluto tra le regioni, se si escludono i progetti nazionali e interregionali.
 L'informazione sullo stato di attuazione è disponibile solo per i 291.387 progetti monitorabili. La percentuale nel grafico è calcolata sui progetti che possono essere attribuiti in maniera univoca a un singolo territorio. Tutti gli altri interventi sono stati aggregati nella voce “Progetti interregionali e nazionali”.

In generale, il quadro è reso ancora più complesso dall'ennesima modifica del Pnrr, intervenuta proprio in questa fase. La revisione, presentata dal governo il 12 giugno e approvata in via definitiva dal Consiglio Ue il 27 agosto, ha avuto un'ampiezza notevole: ha interessato 131 scadenze collegate a 118 misure. 8

Sono le revisioni del Pnrr italiano dalla sua approvazione. Nella grande maggioranza dei casi (97 misure) le modifiche hanno puntato a ridurre gli oneri amministrativi e semplificare l'attuazione. Per altre nove misure sono state individuate soluzioni alternative che, almeno nelle intenzioni, ne preservano il livello di ambizione originario. In cinque casi la revisione è stata motivata da mutate condizioni di mercato, che hanno causato tra l'altro ritardi nelle forniture e ricadute sulle procedure di appalto. Due misure sono state invece soppresse perché non sarebbe stato possibile raggiungerne gli obiettivi nei tempi previsti. Si tratta dell'investimento sulle connessioni ferroviarie nel Centro-Sud e del credito d'imposta per gli investimenti nel mezzogiorno e nella Zona economica speciale (ZES) unica.

Le risorse liberate sono state utilizzate per introdurre due nuove misure – l'acquisto di treni diagnostici e un green tax credit – e per rafforzarne altre otto. Per effetto di questi cambiamenti, i traguardi e gli obiettivi da raggiungere per ottenere l'ultima rata sono scesi da 159 a 156.

Il piano è quindi arrivato all'ultimo miglio con una composizione sensibilmente diversa da quella iniziale e con una parte consistente dei progetti ancora da completare. In questo contesto, la disponibilità di dati completi e tempestivi non è un dettaglio tecnico ma la condizione necessaria per valutare davvero cosa il Pnrr lascerà al Paese una volta chiusa la partita dei pagamenti.

Un ultimo aspetto su cui vale la pena soffermarsi sono le polemiche suscitate nelle ultime settimane dalla scelta del governo di coprire in parte con risorse del Pnrr non utilizzate l'esenzione dal bollo auto per il 2027, misura introdotta con un decreto-legge del 17 settembre.  

La ragione sta nella natura stessa del Pnrr. Come ha ricordato il commissario europeo all'economia Valdis Dombrovskis, il piano è uno strumento basato sui risultati e non sui costi. La Commissione eroga i fondi quando milestone e target vengono raggiunti, non in base alle spese effettivamente sostenute. Se un obiettivo viene conseguito spendendo meno del previsto, la differenza resta di fatto nelle disponibilità dello Stato. Bruxelles ha comunque fatto sapere che valuterà l'utilizzo di queste risorse nell'ambito del semestre europeo, il ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio degli stati membri.

Fonte: Pagella politica 

 

 
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