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Svolta in Europa anche nel campo dell’IA: al via il primo importante progetto di comune interesse europeo nel settore

Il 16 settembre 2026, durante il discorso
sullo Stato dell’Unione (SOTEU), la Presidente della Commissione Europea Ursula
von der Leyen ha annunciato il lancio ufficiale di un nuovo ed imponente IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) dedicato interamente all'Intelligenza
Artificiale.

L'iniziativa
vede la collaborazione strategica di ben 19 Stati membri sotto il coordinamento della Germania: Italia, Francia, Austria,
Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Paesi
Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. I
governi coinvolti hanno già avviato la fase di pre-notifica alla Commissione
Europea, muovendosi in anticipo per garantire la piena conformità alle norme
comunitarie. Ora Bruxelles dovrà verificare la conformità
delle iniziative alle regole che disciplinano gli Ipcei e agli obblighi europei
in materia di aiuti di Stato.

Questo nuovo
IPCEI punta a posizionare l’Unione come leader
mondiale dell’IA e si integra con il Piano d'azione per il continente dell'IA, con la strategia “Apply AI” e le ultime proposte
di regolamento sullo sviluppo del cloud. Inoltre
rafforza la catena del valore europea nel settore, spaziando dallo sviluppo
tecnologico all’adozione di servizi di IA decentralizzati e accessibili a tutti.

Per i non
addetti ai lavori, gli IPCEI sono
ambiziosi e pioneristici progetti transfrontalieri di innovazione e
infrastrutture guidati dagli Stati membri,  che uniscono pubblico e privato per sostenere l'innovazione radicale,
l'occupazione e la resilienza industriale del continente.

Hanno una
storia particolare: esistono a livello teorico fin dal 1957 (nei trattati istitutivi dell'UE), ma la loro reale nascita
operativa risale al 2014, quando
la Commissione li ha trasformati in un pilastro di politica industriale. Il
primo progetto concreto è stato approvato nel 2015 e riguardava una grande infrastruttura di trasporto tra
Danimarca e Germania.

Il segreto degli IPCEI? La deroga agli aiuti di Stato. Normalmente, l'Unione Europea vieta ai singoli
governi di finanziare le proprie imprese per non alterare la concorrenza.
Tuttavia, trattandosi di progetti ad altissimo impatto economico e di
"comune interesse", la Commissione consente agli Stati di finanziare
le aziende nazionali con risorse pubbliche per superare il deficit di finanziamento. A tal proposito, la Commissione
europea, ha adottato, il 25 novembre 2021, 
una "comunicazione sugli IPCEI", con la quale ha rivisto le
norme in materia di aiuti di Stato. Questa comunicazione,  applicata a decorrere dal 1º gennaio 2022,
stabilisce i criteri per la valutazione, da parte della Commissione, degli
aiuti che gli Stati membri concedono agli IPCEI transfrontalieri, che rendono
possibili innovazioni d'avanguardia nei settori di importanza cruciale, con
ricadute positive per tutta l'economia dell'UE. Allo stesso tempo, la comunicazione
riveduta sugli IPCEI  mette in atto
solide salvaguardie volte a garantire che gli aiuti siano limitati a quanto
necessario e ad evitare indebite distorsioni della concorrenza.

Gli IPCEI
non attingono a un unico portafoglio centrale europeo, ma sono sorretti anche dai
bilanci pubblici dei singoli Stati
partecipanti, spesso affiancati da programmi UE trasversali.

L'Italia
è storicamente uno dei Paesi più attivi sul fronte IPCEI, con ben 11 progetti già all'attivo in settori come
semiconduttori, idrogeno e batterie. Le imprese e
i centri di ricerca coinvolti in questa nuova ondata sull'IA potranno contare
su un mix di risorse: il Fondo IPCEI
Nazionale, vale a dire  lo
strumento centrale istituito presso il MIMIT (nato con la Legge n. 145/2018 e
aggiornato dalla Legge n. 160/2019), il
PNRR fin tanto che possibile, i fondi derivanti da Programmi europei
quali Innovation Fund e Horizon Europe per le fasi di ricerca e
sviluppo.

 
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