Elezioni, mezzo
mondo al voto nel 2024.
Un anno record. Dal rinnovo del Parlamento europeo alla Casa Bianca,
passando per India, Russia, Sudafrica: gli abitanti dei Paesi chiamati alle
urne sono oltre 4 miliardi. In gioco gli equilibri geopolitici globali e
l’assetto futuro del commercio7 gennaio 2024. Il futuro prossimo dell’Occidente
e l’avanzata delle democrazie (o delle autocrazie) nel Sud globale. La pace e
la guerra. Gli equilibri geopolitici e il commercio. È ricco di implicazioni il
menù delle elezioni legislative o presidenziali che, con il voto in Bangladesh,
prendono il via oggi, in un 2024 che sarà un anno record, considerando che gli
abitanti dei 60 Paesi (più l’Unione europea) chiamati alle urne sono oltre 4
miliardi: metà della popolazione mondiale.Uno degli appuntamenti centrali sono
le elezioni europee. Tra il
6 e il 9 giugno oltre 400 milioni di persone in 27 Paesi saranno chiamate a
rinnovare il Parlamento europeo. La sfida è tra i partiti tradizionali e la
destra populista; una sfida a cui, dopo le elezioni del 2019, Popolari,
Socialisti e Liberali avevano saputo rispondere compattandosi nella cosiddetta
“maggioranza Ursula”, dal nome della presidente della Commissione Ue, von der
Leyen, poi sostenuta da questi partiti. Gli ultimi sondaggi mostrano una
sostanziale tenuta del blocco, ma anche l’avanzata di un gruppo sovranista come
Identità e Democrazia (di cui fa parte la Lega), che potrebbe diventare ago
della bilancia, mentre restano da capire collocazione e composizione del gruppo
dei Conservatori e riformisti (di cui fa parte Fratelli d’Italia). Le destre,
inoltre, hanno dato recente prova di forza a livello nazionale – si pensi alla
clamorosa vittoria del Pvv di Wilders in Olanda – e potrebbero ripetersi in
altri appuntamenti, come le legislative in Austria, in autunno. Analoga dicotomia – politica tradizionale
contro populismo figlio dei tempi – è quella che si prospetta nel secondo
grande appuntamento dell’anno: le elezioni presidenziali americane del 5
novembre. È un voto che potrebbe riportare alla Casa Bianca Donald Trump, per
ora senza rivali in grado di impensierirlo per la nomination repubblicana e
favorito, stando a diversi sondaggi, anche contro il presidente in carica, il
democratico Joe Biden. Il tycoon dovrà prima superare gli ostacoli legali sulla
sua strada, a cominciare dal nodo della sua ineleggibilità posto da Colorado e
Maine su cui - la notizia è di venerdì - deciderà a febbraio la Corte Suprema. Sia in
Europa che negli Stati Uniti sono in gioco fattori di grande rilevanza sul
piano geopolitico ed economico. Con le guerre in Ucraina e a Gaza – per citare
solo le due crisi internazionali più eclatanti – un’Europa più chiusa in se
stessa, come quella a trazione sovranista, o un’amministrazione Usa a guida
repubblicana potrebbero fare la differenza in termini di minor impegno
economico e militare a sostegno di Kiev o di sforzi diplomatici nello
scacchiere mediorientale. Senza contare che anche un Paese alleato con un ruolo
di primo piano in questo contesto, il Regno Unito, sarà chiamato, con tutta
probabilità nella seconda metà dell’anno, a elezioni generali che potrebbero
mettere fine a 14 anni di governo conservatore.
Fonte : https://www.ilsole24ore.com/sez/mondo/europa