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Introduzione
Il Molise, regione dalla lunga tradizione agricola, conserva
ancora profondamente radicate celebrazioni e manifestazioni
che traggono le loro origini, talune molto remote, nel mondo
contadino e nei cicli lavorativi; non di rado, e nelle manifestazioni
più imponenti, protagonisti di tali celebrazioni sono
il carro agricolo e gli animali il cui ruolo nel mondo agricolo
è essenziale: buoi e cavalli. Tra queste manifestazioni
di antica tradizione, le cui modalità variano da luogo
a luogo, ma che si conservano compatte nelle motivazioni,
nelle finalità e nei tempi (fine di aprile-luglio,
con concentrazione tra aprile e maggio), risaltano per importanza
e per profondo coinvolgimento delle comunità le corse
dei carri di S. Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone
(per il Molise), e Chieuti (per la Puglia); a queste sono
da aggiungere le sfilate dei carri, un tempo numerosissime,
di Larino, Jelsi, Montecilfone, Lupara.
Ad alcune di queste celebrazioni, che esaltano il risorgere
della natura produttiva in primavera e il raccolto, sono legati
dei canti popolari, le carresi, (o laudate)
intonati in momenti precisi delle manifestazioni. Due sono
le carresi pervenute fino ad oggi: quella di S. Martino in
Pensilis e quella di Larino. A S. Martino in Pensilis la carrese,
in onore di S. Leo, viene intonata in tre momenti diversi
della festa del Santo: la sera del 29 aprile, davanti alla
porta chiusa della chiesa di Santa Maria, intonata dai rappresentanti
dei carri accompagnati dalla chitarra, mentre in concomitanza
si accendono potenti fuochi artificiali nella vicina piazzetta;
il primo maggio, dopo la corsa dei carri, dagli amici e sostenitori
del carro vincitore il giorno precedente, mentre quest’ultimo
percorre le strade del paese; il 2 maggio, giorno della festa
di S. Leo, prima della solenne processione, come ringraziamento
al Santo.
La carrese di S. Martino è un canto monodico;
la sua esecuzione è affidata a coppie di cantanti,
di cui il primo esegue a solo il primo distico e il secondo
entra sulla conclusione del primo, intonando, sempre a solo,
il secondo distico, e così via.
Testo della carrese
di S. Martino in Pensilis
Me vuoglie fa la
Croce, Patr’e Figlie,
Percuò che lamia ménte nen ze sbaglie.
A Ppremmavére
ce rennov’u munne,
De sciure ce revèste la cambagne;
L’àrbere
ce recrop’’a stéssa fronne,
L’avecièlle tra lor gran fèsta fanne!
Cchiès’adorat’
e scala triumbante
D’avolie sonne fatte li tò mure;
Nguésta Cchièse
ce stà ‘nu Corpe Sante
E pe nnome ce chiame Sante Lione!
Anne, Madonna mi’
de lu Saccione,
E Sande Léie de Sande Martine,
E Sant’Adame
ch’è lu cumpagnone
E sande Vàsel’ accant’ a la Marine!
Me vuoglie fa’
‘na vèsta pellegrine
E vuoglie ì addo’ sponte lu sole;
A llà ce
staie ‘na conca marine
Addò ce battezzaie nostro Segnore,
E la Madonne lu
tenéve nzine
E San Geuanne che lu battezzave!
E nu’ laudam’
a tté, Matra Mariie
Tu sol’ a pù pertà ‘a palm’
a mmane;
E nuie Lu pregame
tutte quante
Ddì ce ne scambe da tembèst e llampe;
E nuie Lu pregame
ndenucchiune
Scàmbece da tembèste e terramute;
E nuie Lu pregame
e nzéme dégne
Purta’ la palm e la ndurata nzégne!
A ndò ce
v’ a scarcà lui vérde làure?
A Ssante Piètre le Cchièse de Rome!
Nu’ veléme
laudà quistu gran Sante
Fa menì ‘n zalvamènt’ a tutte quante!
Tòcca, carrier’
e ttòcche’ssu temone
Tocca lu carre de Sande Lione!
A Larino la carrese
viene intonata in più di una occasione nel corso della
primavera: il 27 di aprile, in occasione della festa della
Madonna dell’Incoronata; il 15 maggio, durante la festa
dei tre santi martiri larinesi caduti sotto Diocleziano, Primiano,
Casto e Fimiano; infine durante i festeggiamenti di S. Pardo
patrono della città, dal 25 al 27 maggio. Durante queste
tre giornate le celebrazioni si svolgono secondo un rituale
rigoroso, e il canto della carrese è eseguito
in luoghi e momenti stabiliti dalla tradizione: la sera del
25 maggio, quando viene prelevata la statua di S. Primiano;
il 26 maggio in tre momenti diversi e successivi: davanti
alla cattedrale prima della partenza della processione, nella
sosta stabilita prima dell'arrivo della processione davanti
alla chiesa di S. Maria della Pietà, infine nella sosta
davanti alla medesima chiesa; il giorno 27 maggio, con il
rientro della statua di S.Primiano nella sua chiesa.
Anche questa carrese è monodica, ma non prevede
accompagnamento strumentale; i cantanti eseguono la melodia
un verso ciascuno, seguito dagli altri che a turno cantano
i versi successivi.
Testo della carrese
di Larino
Prim’arrivate
Die ci dà salute
nuje vulimme lauda’ col sando aiute
l’angele,
i sande, co’ Gesù e Marie
e Sando Pardo nostro in compagnie.
I’ voglie
canda’ tutte stu maje,
mo’ che la mende nen ze sbaje
me voje fa’
a croce, mo’ che cande,
in nomine Patre e Figlie e Spirede Sande.
Nuje laudamme co’
tutt’u laudamiende
Laudamme u Sandissime Sagramende.
Colonna di chiesa
è l’altare maggiore,
dentro ci siede il nostro protettore,
pe’ cumbagnie
ce stanne tutte li Sande
coll’angele d’u ciele tutte quande.
Quanne vede ‘n
trone u Sagramende
Pieno d’allegrezze u core me sende,
u core s’allegrisce
n’atettante
se vede Gesù mie ch’è bbielle tande.
Quann’è
bbielle da vecine e da lundane
u Salvatore c’u pallie ‘mmane!
Port’a palme
ed è laudata insegna
De la vittoria e in ciele vive e regna.
Port’a palme
ed è laudata chianda
A nuje ce dà a benedizione sanda,
tiene vecine il
nostro protettore,
che sie laudate in terra a tutte l’ore.
Quann’u vede
‘mmieze a tutte i Sande
Isse è u cchiù bbielle de tutte quande.
E la Madonna mia
d’u Saccione,
e Sande Primiane d’u Mundarone,
e Sande Leie de
Sandemartine,
e Sande Vàsele accande a la marine,
e Sande Adame de
Guglionese
nuje vulimme lauda’ co’ ‘sta carrese,
co’ Sande
Parde, nostro protettore,
nuje laudamme Die, nostro Signore.
A primmavera si
complisce il mondo
E scopre l’arbre nude spunna a fronna.
De hiure ze reveste
a cambagne,
e l’aucielle d’amore gran festa fanne.
Mo’ che a
terre addore de viole
Me ne voglie i’ addo’ spunne u Sole;
me ne voglie vestì
da pellegrine
me ne voglie i’ accant’alla marine,
e voglie visitare
i luoghe sande
voglie laudare Gesù co’ suon e cande,
e la Madonna che
a Lui vecine stava
e Sande Giuanne che lo battezzave.
E Sando Parde vuole
il suo onore
Tocca, carriero mio, ‘ssu carre d’amore.
Ecco, Madonna mia,
mo’ mi presende
Ti vengo oggi a laudare co’ suon’ e cande.
Nuje laudamme co’
tutte u laudamiende
Laudamme u Sandissime Sacramende.
Questa chiesa sta
fatte a semetria,
dentre ce sta a Vergene Marie,
pe’ cumbagnie
ce stanne tutte li Sande
coll’angele d’u ciele tutte quande.
Mo’ che u
hiore cade e sunde u frutte,
laudamme nuje Marie, madre de tutte.
Madre potente, Vergine
Marie,
tu sol la puoi combattere la Turchia,
tu sol la puoi portar
la palma ‘mmane
‘mmieze alli fedeli cresteiani.
L’angele,
li Sande, co’ Gesù e Marie,
nuje laudamme tutte in cumbagnie.
E Sando Pardo vuole
il suo onore,
tocca, carriero mio, ‘ssu carre d’amore.
(da: Comitato per lo
studio delle fonti storiche del Molise (a cura di), Due
laudate meridionali: le “carresi” di Larino e
di San Martino in Pensilis, Campobasso 1984).
In
primavera
Lo Scarciacappa
S. Croce di Magliano: ultimo sabato di aprile
Confluiscono in paese mandrie di pecore, capre, buoi e cavalli
condotte dai proprietari. La cerimonia si svolge nelle strade
del paese avendo come meta la chiesa di S. Giacomo. Inizia
con la benedizione degli animali condotti dai bambini seguiti
dalle pecore, dai buoi e dalle capre condotti da pastori a
cavallo; ogni gruppo compie tre giri attorno alla chiesa,
ricevendo progressivamente la benedizione. Alla fine compare
lo Scarciacappa, un personaggio vestito di stracci che conduce
una coppia di buoi aggiogati e con aratro sistemato capovolto.
Si svolge quindi la processione, a chiusura della quale, preceduta
dai cavalieri, è la statua della Madonna Incoronata.
Di antica origine, questa manifestazione è collegata
da un lato alla pratica della transumanza, dall’altro
ai pellegrinaggi che da secoli hanno coinvolto i fedeli molisani
verso il santuario della Madonna dell’Incoronata venerata
a Foggia: secondo la tradizione, qui la Vergine apparve l’ultimo
sabato di aprile del 1001, su una quercia, ad un nobile cavaliere
e ad un contadino, Strazzacappa, che per devozione usò
la propria scodella come lampada votiva riempita di olio e
posta sull’albero.
Informazioni: Comune di S. Croce di Magliano, tel. 0874 729102.
I falò di San Giorgio (Le Laure de San Giorge)
Mirabello Sannitico: 15 e 22 Aprile
La cerimonia, che è da ricollegarsi ai riti antichi
dell’accensione di fuochi presenti anche in altri paesi
del Molise, si celebra in concomitanza con la celebrazione
della festa di S. Giorgio patrono del paese. Sono centinaia
i fuochi che vengono accesi sia nel centro abitato che in
tutto l’agro del territorio di Mirabello, creando uno
spettacolo di incredibile suggestione sulle pendici dei colli
e nella vallata. I fuochi vengono accesi di sera, poco dopo
l’imbrunire e si protraggono a lungo nelle strade del
paese e nei pressi di tutti i casolari disseminati nelle campagne.
Fra tutti campeggiano i falò preparati dall’apposito
comitato nelle vicinanze della chiesa del Santo situata a
circa un Km dal centro abitato, sull’omonimo colle.
Secondo la tradizione locale, l’origine dei fuochi viene
collegata all’apparizione di San Giorgio che liberò
il paese da un assalto di soldatesche.
Informazioni:
La Carrese
San Martino in Pensilis: 30 Aprile
Come presso altri comuni della fascia costiera molisana e
pugliese, la Carrese ha come protagonisti i cavalieri, i buoi,
i carri e due (talvolta tre) partiti contrassegnati dai rispettivi
colori: il bianco-celeste per i Giovani, il giallo-rosso per
i Giovanotti e, quando presente, il bianco-verde per la Cittadella.
Nel pomeriggio del giorno 29 c’è la “misura”:
vengono cioè segnate le posizioni di partenza dei carri;
la serata dello stesso giorno è dedicata allo “sparo”;
gli aderenti ai rispettivi carri, a turno, escono dalle loro
sedi e con fuochi pirotecnici esplosi a mano, si portano davanti
alla chiesa dove viene intonata La Carrese. La corsa si svolge
su un percorso di 9 Km e prende avvio dal tratturo; il primo
posto viene lasciato al carro vincitore nell’anno precedente.
A metà percorso avviene il cambio dei buoi. La gara
termina davanti alla chiesa. Il carro vincitore ha l'onore
di trasportare in processione il busto di S. Leo il successivo
due maggio.
Profondamente radicata nella popolazione, la Carrese ha origini
antichissime, collegata alle feste di primavera, celebrate
in varie forme tra marzo-aprile-maggio-giugno: “la trasformazione
della natura procurava stupore e sgomento, specialmente l’inverno
che causava la morte della natura stessa. Da qui la necessità
di una celebrazione per resuscitarla (feste di maggio-giugno)
o l’opportunità di altri riti (marzo-aprile)
per sollecitare le forze cosmiche a ritrovare il loro vigore”
(Cavallaro).
Informazioni: Comune di S. Martino in Pensilis, tel. 0875
604725
La Pagliara Maje Maje
Fossalto: 1 maggio
La festa della primavera viene celebrata a Fossalto con un
rito di origine antichissima che vede la personificazione
del “maggio” mediante un cono costruito con rami
e rivestito di erbe e di fiori (la Pagliara). Sulla sommità
è una croce, anch’essa ottenuta con fiori. La
Pagliara viene “indossata” da un uomo in modo
da coprire tutto il corpo lasciando una piccola apertura per
il viso. Accompagnata da un suonatore di zampogna e da un
cantore, la Pagliara gira per tutto il paese annunciando l’arrivo
del maggio, accolta da getti di acqua riversati dai balconi
e dalle porte di case al grido “rascia, Maje!”
(abbondanza, maggio!). Terminato il giro, la Pagliara viene
collocata in piazza, davanti alla casa del parroco: la croce
viene staccata dalle sommità e consegnata al sindaco,
mentre il cono viene deposto nell’orto del prete. Subito
dopo si distribuisce a tutti i presenti una zuppa di legumi,
formaggio, pane e fave fresche.
“La Pagliara è certamente un disperso residuo
di cerimonie rituali di inizio di primavera che un tempo avevano
un valore essenziale per la vita dei gruppi; il getto dell’acqua
sul carro di erbe e di fiori ha una origine ideologica assai
arcaica; è un gesto di magia simpatica per invocare
la pioggia o magari è un gesto di rinnovamento della
natura… si inserisce nella serie di personificazioni
del ‘maggio’… questo tipo di personificazione-mascheramento
appare notevolmente eccezionale in Italia… costituisce
davvero un unicum in area italiana” (A. M. Cirese).
Informazioni: Comune di Fossalto, tel. 0874 7681321
La Carrese
Ururi: 3 Maggio.
La carrese di Ururi è collegata alla celebrazione religiosa
del Legno della Croce. La manifestazione prende inizio nel
pomeriggio del 2 maggio, quando avviene la benedizione dei
carri e dei buoi. Il giorno successivo nella mattinata, si
svolge una corsa di carretti trainati da vitelli e che vede
come protagonisti i ragazzi; successivamente si ripete la
benedizione dei carri grandi. Anche qui, come altrove, essi
sono contrassegnati dai rispettivi colori e sono accompagnati
dai cavalieri. La corsa prende inizio a circa 4 Km dal paese,
avendo come traguardo lo spazio antistante la chiesa di S.
Maria delle Grazie. All’entrata del paese il percorso
si divide per ricongiungersi in prossimità dell’arrivo.
La regola obbliga il carro che arriva per primo alla biforcazione
a seguire il percorso finale più lungo. Il successivo
4 maggio il carro vincente porta in processione la reliquia
del Legno della Croce.
Informazioni: Comune di Ururi, tel. 0874 830130.
La Parata dei fucilieri
S. Giuliano del Sannio: 8-9 maggio
La manifestazione in onore di S. Nicola
di Bari inizia il pomeriggio del giorno 8 con un corteo capeggiato
dal sindaco; partendo dal municipio, si reca alla casa parrocchiale
per prelevare le due bandiere d’Italia. Tornati al municipio,
si procede all’asta delle bandiere che quindi vengono
consegnate a chi se le è aggiudicate. Ricomposto di
nuovo il corteo, ci si reca in chiesa per i vespri; fa da
picchetto d’onore alla statua di S. Nicola un nutrito
gruppo di fucilieri che, dopo la messa, si dispongono ai lati
del portale per fare ala alle bandiere, al sindaco e ai fedeli.
Il giorno successivo i fucilieri sfilano per le strade del
paese preceduti dalle bandiere, dalle insegne del Comune e
dalla bandiera dell’associazione dei fucilieri. Prima
della processione; nel momento in cui la statua esce dalla
chiesa, i fucilieri fanno a gara a sparare. L’associazione
dei fucilieri raccoglie i giovani del paese; indossano una
divisa blu con lo stemma rosso con l’immagine di S.
Nicola, un fazzoletto rosso al collo e una giberna di cuoio.
I fucili utilizzati sono la riproduzione dei fucili garibaldini
ad avancarica. L’associazione distribuisce la polvere
da sparo a ogni fuciliere nelle quantità di un chilo
a testa.
Molte sono le ipotesi sulla origine di questa singolare cerimonia,
nella quale l’elemento religioso e quello militare sono
strettamente connessi. La statua di S. Nicola fu commissionata
nel 1724 e, secondo una ipotesi, al momento dell’arrivo
in paese fu accolta dai cittadini che spararono in segno di
gioia. Un’altra ipotesi riferisce di un fatto singolare
accaduto ad alcuni pastori provenienti dalla Puglia che, oltre
al loro gregge, portavano anche le insegne di S. Nicola; assaliti
dai briganti, alcuni abitanti di S. Giuliano accorsero in
loro difesa, e i pastori, per riconoscenza, regalarono al
paese le insegne del Santo. Più puntuale storicamente
è la terza ipotesi; intorno al 1860 un gruppo di garibaldini
capitò a S. Giuliano il giorno della festa di S. Nicola
e in onore del Santo i militari sparavano con i loro fucili
sventolando le bandiere.
Informazioni: Comune di S. Giuliano del Sannio, tel. 0874
79204.
La Carrese
Portocannone: Lunedì di Pentecoste
È una competizione che vede in campo due
carri (talora anche tre) trainati da buoi: quello dei giovani
(colore bianco-celeste), quello dei giovanotti (colore giallo-rosso)
e talvolta quello dello Skanderbeg (colore nero-verde). I
carri con i rispettivi cavalieri si portano a circa 3 km.
dall’abitato e si dispongono secondo l’ordine
di arrivo dell’anno precedente. Su ogni carro prendono
posto tre conducenti; un cavaliere si pone davanti ai buoi
con il compito di guidare il carro, altri accompagnano incitando
i buoi con lunghe aste di legno. L’arrivo è fissato
sul sagrato della chiesa. Al carro vincitore tocca l’onore
di portare in processione, il giorno successivo, la statua
della Madonna di Costantinopoli alla cui festa è collegata
la Carrese.
Le Carresi, con caratteristiche simili a questa, si praticano
anche in altri comuni del Molise (S. Martino in Pensilis,
Ururi) e della Puglia (Chieuti). Quella di Portocannone presenta
una peculiarità: ogni carro è trainato da quattro
buoi.
Informazioni: Comune di Portocannone, tel. 0875 59158.
La processione dei carri
Larino: 25-27 maggio
Sono oltre cento i carri trainati da buoi che nei tre giorni
dedicati alla festa sfilano per la città in onore di
S. Pardo, vescovo del Peloponneso, le cui spoglie furono trasportate
a Larino undici secoli fa. I carri sono di due tipi: chiusi,
detti “a capanna”, che sono i più antichi,
e aperti detti “trionfali”. Addobbati con migliaia
di fiori di carta multicolori, vengono numerati secondo regole
rigorose e portati davanti alla cattedrale dalle famiglie
che li hanno “vestiti”; si spostano poi dal centro
storico per portarsi davanti alla chiesa di S. Primiano, presso
il cimitero, dove prelevano la statua del Santo portandola
nella cattedrale con solenne processione accompagnata da fiaccole.
Il giorno dopo avviene la processione di S. Pardo e degli
altri santi durante la quale si intona il canto tradizionale
della Carrese. Il terzo giorno il carro di S. Pardo, preceduto
da tutti gli altri, riaccompagna S. Primiano nella sua chiesa
per far ritorno definitivo nella cattedrale.
All’origine la manifestazione era simile alle corse
dei carri che si praticano nel basso Molise e tale rimase
sicuramente fino al 1700, come documenta Tria, vescovo di
Larino: “in memoria della traslazione di San Pardo quei
cittadini con pia emulazione fanno la corsa dei buoi con carri
in figura del suo trasporto in essa città, e il primo
che giunge ne consegue un premio”. Nella celebrazione
si possono notare molti simboli del mese di maggio; il più
eclatante è la presenza dell’ "albero di
maggio”, rappresentato da un grosso ramo di ulivo che,
solo per il giorno 26, viene issato sui carri arricchito di
prodotti caseari.
Informazioni: Comune di Larino, tel. 0874 8281 - Basilica
Cattedrale, tel. 0874 22338
In
estate
I Misteri
Campobasso: Corpus Domini.
Nel giorno del Corpus Domini sfilano per le strade di Campobasso,
lungo un percorso rituale che inizia dal centro storico, le
13 Macchine dei Misteri, portate a spalla da circa 200 uomini.
Sono macchine viventi costituite da una piattaforma di legno
su cui è una ossatura metallica variamente conformata,
sui cui terminali prendono posto i personaggi viventi che
compongono un «quadro» nel quale le figure sembrano
sospese nel vuoto. Durante il percorso i portatori, con ritmo
cadenzato dalla banda musicale, procedono velocemente; la
disposizione particolare delle stanghe di sostegno (tre per
ogni piattaforma) conferisce alle Macchine un movimento sussultorio
di particolare effetto. I Misteri, il cui termine nell’uso
locale indicava «ogni tipo di apparato o di costruzione
scenografica festiva che veniva approntato nelle chiese o
nei luoghi intorno ad esse, in occasione di cerimonie religiose
particolari», raffigurano scene ed episodi biblici e
di vita dei santi: Isidoro, S. Crispino, S. Gennaro, Abramo,
Maria Maddalena, S. Antonio Abate, l’Immacolata Concezione,
S. Leonardo, S. Rocco, l’Assunta, S. Michele, S. Nicola,
SS.mo Cuore di Gesù
Le Macchine furono create nel 1748 dall’artista Campobassano
Paolo Saverio Di Zinno, (1718-1781), formatosi a Napoli; in
questa città trasse probabilmente gli spunti per le
figurazioni delle Macchine, dagli “apparati festivi
mobili di concezione spagnolesca, che a Napoli durante il
periodo vicereale ed oltre venivano costruite a ricordo durevole
di particolari avvenimenti civili e religiosi” (Di Iorio).
Nel 1805 le Macchine dei Misteri rimasero danneggiate dal
terremoto; al loro restauro provvide Giuseppe Di Zinno, il
secondogenito dell’artista.
Informazioni: Comune di Campobasso, tel. 0874 4051
Il Pizzichendò
Castellino Sul Biferno: 12-13 giugno
La celebrazione è in onore di S. Antonio di Padova
ed inizia la sera del 12 giugno con la preparazione della
callàra, il grande paiolo che verrà utilizzato
per la cottura delle sagnetèlle, la pasta di casa consumata
da tutta la comunità; e contemporaneamente viene preparato
il tradizionale “brodo bugiardo”, cioè
senza carne, che fa da condimento alla pasta. Insieme alla
pasta vengono distribuite le pagnottelle, dopo la benedizione
in chiesa. Quindi prende vita il “Pizzichendò”,
la piramide umana, costituita da tredici uomini; il capogruppo
fa da perno, munito di un palo, circondato da altri sei uomini,
sulle spalle dei quali salgono altri quattro uomini, e su
questi altri due. La piramide percorre un itinerario prestabilito
girando su se stessa, mentre i suoi componenti cantano a voce
alta. Durante la manifestazione si allestiscono altarini addobbati
con fiori, davanti ai quali sosta la processione del santo
il giorno 13.
La celebrazione trae origine dall’usanza praticata dai
contadini dell’interno del Molise di recarsi nella Puglia
per raccogliere il grano maturo, e tornare a luglio nelle
loro terre, dove il grano matura più tardi. Era una
festa di saluto e di buon augurio per la partenza, nonché
di manifestazione di solidarietà concretizzata nella
distribuzione di sagnetèlle e pagnotte.
Informazioni: Comune di Castellino sul Biferno, tel. 0874
745148
Le Traglie
Lupara: 22 luglio
Analoga ad altre manifestazioni che si celebrano in Molise
in concomitanza con l’ultimazione della raccolta del
grano (ad es. le Traglie di Jelsi), a Lupara la festa è
in onore di S. Antonio ed assume l’aspetto di una vera
e propria cerimonia di ringraziamento per il buon esito del
raccolto. Si allestiscono due Traglie (carri di legno) addobbati
con covoni di grano, trainati da coppie di buoi ornati con
coperte multicolori; uno di essi trasporta in processione
la statua del Santo, nella quale sfilano donne che come offerta
portano canestri colmi di pane e di biscotti, e dodici uomini
vestiti da mietitori con gli attrezzi da lavoro. La processione
sosta sull’aia di S. Antonio; dopo la benedizione del
pane, si mette all’asta il grano.
Informazioni: Comune di Lupara, tel. 0874 741134
Le Traglie
Jelsi: 26 luglio
La importante manifestazione, in onore di
S. Anna, fu introdotta nel 1805 per celebrare l’evento
miracoloso che vide il paese risparmiato dal disastroso terremoto
di quell’anno. La festa consiste nella sfilata di un
gran numero di Traglie, i carri di legno trainati da buoi
o da mezzi agricoli sui quali sono riprodotte varie composizioni
ottenute intrecciando le spighe di grano, raffiguranti scene
di vita contadina, momenti di vita religiosa, fatti di attualità.
L’allestimento dei carri coinvolge tutta la comunità
ed inizia un mese prima della festa, appena il grano è
maturo; in punti stabiliti (nei crocicchi) si raccolgono i
manuocchi (i covoni) che da gruppi di persone esperte nell’arte
dell’intreccio vengono divisi in mazzetti, messi in
acqua perché la paglia diventi flessibile, quindi intrecciati.
La sfilata dei carri prende inizio alla periferia del paese
ed ha in coda il carro di S. Anna. Alla fine della festa tutto
il grano viene depositato sull’aia di S. Anna, benedetto
e trebbiato.
La sfilata di carri addobbati con spighe di grano era praticata
anche a Gambatesa ed a Roccavivara; il mezzo agricolo utilizzato
è la Traglia, un mezzo di trasporto particolare, privo
di ruote, la cui forma ricorda quella di una slitta da neve;
essa difatti si muove mediante due scivoli di legno leggermente
divaricati, sui quali è applicato un piano di tavole;
per tenere fermi i covoni sono due coppie di sostegni verticali
di forma triangolare (Femminèlle) fissati sui lati
brevi del piano, collegate tra loro da un asse. Per il collegamento
con il giogo c’è il Traglione, una specie di
ramo biforcuto.
Informazioni: Comune di Jelsi, tel. 0874 710134
La Regata di S. Basso
Termoli: 3-4 agosto
Nel corso delle celebrazioni che si svolgono nei due giorni
dedicati alla festa di S. Basso, protettore della città
di Termoli, il momento più suggestivo è quello
della processione nel mare; la statua del Santo, sistemato
sul peschereccio prescelto dalla sorte, riccamente addobbato,
viene portata in mare accompagnata dalla flotta degli altri
pescherecci carichi di fedeli e da numerosi motoscafi. L’itinerario
in mare si svolge tra la spiaggia di Rio Vivo e quella di
S. Antonio. Al ritorno nel porto, la processione prosegue
nelle stradine del borgo dei pescatori, dove la statua sosta
per tutta la notte. Nel pomeriggio del giorno 4 la statua
viene riportata in processione nella cattedrale.
La cerimonia si ripete da molti secoli a memoria dell’antica
tradizione secondo la quale alcuni pescatori trovarono nel
mare di Termoli, raccolte in un sarcofago di marmo, le spoglie
di S. Basso, divenuto protettore della città. La celebrazione,
che coinvolge tutta la comunità dei pescatori, vuole
essere una richiesta di protezione contro i pericoli del mare
ed un buon auspicio per la pesca.
Informazioni: Azienda di Soggiorno di Termoli, tel. 0875 706754
- Comune di Termoli, tel. 0875 7121
Il Palio delle Quercigliole
Ripalimosani, Loc. Quercigliole: 12 agosto
La gara si svolge su un tratto del percorso del tratturo,
nei pressi del quale, su una collinetta, in un bosco di querce
e conifere, è la chiesetta detta della Madonna della
Neve. Scendono in competizione numerosi fantini, che prendono
il via sul tratturo a circa un chilometro e mezzo dalla chiesetta,
che è la meta ultima della competizione. È una
vera e propria corsa ad eliminazione tra i fantini che montano
“a pelo”. Vengono disputate due batterie ed una
finale. La corsa è in pianura, tranne gli ultimi 200
metri che sono in salita. Il cavaliere vincitore ha il privilegio
di entrare nella chiesa con il suo cavallo per adorare la
Vergine.
Il Palio delle Quercigliole è praticato a ricordo di
un evento miracoloso, attribuito alla Vergine, che vide la
zona coperta di neve in piena estate, il 5 agosto (da cui
la denominazione Madonna della Neve, venerata nella omonima
chiesetta cinquecentesca).
Informazioni: Comune di Ripalimosani, tel. 0874 39132
La Festa della Zampogna
San Polo Matese: 10-15 agosto
Si tratta di un vero e proprio festival, attivato da alcuni
anni con lo scopo di riproporre l’attenzione su un antichissimo
strumento, la zampogna, non fabbricato a San Polo (viene comunque
costruito in Molise, a Scapoli) ma qui utilizzato ampiamente;
sono da sempre noti, in tutta Italia, gli zampognari di San
Polo che nel periodo natalizio, sempre a coppia, vestiti dei
costumi tradizionali, si spostano non solo negli altri paesi
del Molise ma in molte città d’Italia bussando
di porta in porta per riproporre con questo particolare strumento
le nenie tipiche di questo periodo. Nel corso del festival
confluiscono nel paese molti suonatori di zampogna, solisti
o accompagnati dalla ciaramella, oppure anche dalla fisarmonica
o da altri strumenti. La zampogna è uno strumento tipicamente
agreste e popolare, dal suono inconfondibile; è costituito
da una sacca di pelle di capra (o di pecora) che consente
l’alimentazione ininterrotta delle canne e di conseguenza
la produzione continua del suono.
Oltre alla zampogna, anche il costume tradizionale degli zampognari
è tipico del mondo pastorale e contadino; brache corte
al ginocchio, camiciola di pelle di agnello, giacca e mantello
di panno, berretto e ciocie.
Informazioni: Comune di San Polo Matese, tel. 0874 789243
In
autunno
Sagra dell’uva
Riccia: settembre
La raccolta dell’uva e la vendemmia vengono celebrate
a Riccia con una imponente manifestazione che coinvolge non
solo la comunità locale ma anche i paesi limitrofi.
Vengono preparati numerosi carri addobbati con tralci, pampini
e grappoli d’uva, sui quali trovano posto enormi canestri
colmi di uva e grandi contenitori di vino. Uomini e donne,
vestiti dei costumi tradizionali, mimano e ripropongono scene
di vita contadina che richiamano le varie fasi dei lavori
agricoli o scene di vita quotidiana. I carri sfilano per le
strade del paese ed i suoi occupanti, tra canti e balli che
coinvolgono anche gli spettatori, distribuiscono vino e grappoli
d’uva. La festa si conclude in piazza con il ballo collettivo.
Anche se introdotta in tempi non lontanissimi (come è
praticata attualmente risale agli anni trenta di questo secolo)
la festa dell’uva a Riccia ricorda le antiche celebrazioni
della vendemmia e gli antichi culti di Bacco, assumendo un
valore di ringraziamento per la fertilità della natura
al momento conclusivo del ciclo produttivo.
Informazioni: Comune di Riccia, tel. 0874 716216.
In
inverno
La
faglia
Oratino: 24 dicembre
La Faglia è una torcia gigantesca, che raggiunge l'altezza
di 12 metri ed il diametro di due, ottenuta con canne. Queste
vengono raccolte, di notte, da squadre di giovani e vengono
via via ammassate in un luogo segreto; ripulite e "battute",
sono legate e tenute insieme da cerchi di legno di olmo. Trasportata
per il paese, la Faglia viene innalzata sul sagrato della
chiesa con l'aiuto di un argano e quindi incendiata. Durante
il trasporto un ruolo fondamentale è quello del "capofagliaro",
cui peraltro, spetta il compito di deridere tutti coloro che
sono stati derubati delle canne. Il rito, esclusivamente maschile,
rimanda ai riti del fuoco e del solstizio d'inverno, che,
come quelli del solstizio d'estate, sono collegati alla fecondità
ed al matrimonio, nonché alla morte. I giovani impegnati
nel furto di canne devono dare prova di destrezza e di abilità;
è stato osservato che tali furti "equivalgono
ad una vera e propria iniziazione guerriera che darà
poi a tutta una classe di adolescenti il diritto di considerarsi
maschi e di guardare le donne".
Informazioni: Comune di Oratino, tel 0874 38132
I Fuochi di
Sant’Antonio
Colletorto: 17 Gennaio
I fuochi accesi in onore di S. Antonio Abate,
presenti in numerosi paesi del Molise, sono espressione di
una antica e profonda religiosità popolare. Il rituale
segue cadenze precise rimaste immutate nel corso degli anni:
la legna viene raccolta da adolescenti sin dagli ultimi mesi
dell’anno precedente ai fuochi, donata dagli abitanti
di ogni quartiere. Il giorno stabilito si allestiscono le
pire in vari punti del paese; quindi il parroco benedice il
fuoco più vicino alla chiesa, dal quale viene prelevata
la brace per l’accensione di tutti gli altri fuochi.
Punto di incontro per tutta la popolazione, non escluso un
vivace spirito competitivo sulle dimensioni del falò,
attorno ai fuochi si intrecciano storie, ricordi, fantasie
e previsioni per il futuro. Rientra nella serie dei fuochi
accesi nel solstizio d’inverno, analoghi agli altri
simili, presenti in altri paesi del Molise, nel solstizio
d’estate (i fuochi del 12 giugno).
Informazioni: Comune di Colletorto, tel. 0874 730329
Il Diavolo
Tufara: martedì grasso
L’ultimo giorno di carnevale a Tufara si prepara segretamente
il corteo dei diavoli; essi (due o tre) indossano una casacca
ottenuta con sette pelli di capra, una maschera variopinta
di cuoio con corna di capra. Brandiscono il tridente. Li accompagnano
due personaggi che raffigurano la morte, vestiti di bianco
e muniti di falce, e due scudieri vestiti da monaci che tengono
prigionieri i diavoli con robusti catene. Il corteo gira per
le strade saccheggiando e facendo ostaggi, mentre per gioco
vengono chiuse le porte. Di sera, sulla rocca del castello,
inizia il Processo al Carnevale (rappresentato da un pupazzo)
alla presenza di un Presidente e di due Giudici. Viene quindi
eseguita la Condanna a Morte: un plotone di soldati spara
sul pupazzo, che viene gettato giù dalle rupe ed i
suoi brandelli vengono dispersi nei campi.
«Il carnevale ha una funzione oppositoria e liberatoria
sia a livello collettivo che individuale. A livello collettivo
viene espresso il disagio socio-economico... con tre aspetti
distinti: aspetto festivo, di ribellione alla condizione sociale
del gruppo, aspetto rituale (legato nel passato a rituali
agricoli di propiziazione del raccolto e di eliminazione del
male). A livello individuale sono singole problematiche psicologiche
quasi sempre inconsce ad essere privilegiate» (Rossi-De
Simone).
Informazioni: Comune di Tufara, tel. 0874 718121
I mesi
Cercepiccola: Ultima domenica di Carnevale, con cadenza biennale
La rappresentazione si svolge in quattro
luoghi diversi nell’arco della giornata e prevede la
partecipazione di 32 personaggi tutti maschili: 2 cenciunari
(straccivendoli), 2 pulcinella, 1 presentatore, 1 direttore
d’orchestra con 8 orchestrali, il “padre”
dei mesi, (l’anno), il “nonno” dei mesi
(il secolo), le 4 stagioni e i 12 mesi. Sono vestiti con fogge
svariate e montano cavalli riccamente ormati, riservando gli
asini al mese di maggio, agli orchestrali e ai cenciunari.
La celebrazione dei mesi fu introdotta alla fine del XVIII
secolo ed ebbe all’inizio cadenza decennale. Quindi
fu riproposta ogni otto anni, ed attualmente si svolge ogni
due anni.
Il rituale dei mesi, presente anche in altri paesi dell’Italia
centrale, è “tra le forme drammatiche popolari
che scaturiscono dalle feste di inizio di un ciclo annuale”
(Toschi).
Informazioni: Comune di Cercepiccola, tel. 0874 79222
La festa della
Madonna della Ricotta
Pietracatella: Martedì di Pentecoste
La cerimonia inizia la domenica
che precede la Pentecoste: la statua della Madonna di Costantinopoli
viene rimossa dalla nicchia abituale e collocata su una portantina
addobbata con fiori. Nella domenica di Pentecoste la statua
viene issata sulla "castellana", un trono imponente
addobbato con drappi. Il lunedì riceve la corona d’oro
e gli altri ornamenti; in questo giorno viene offerto dagli
allevatori il latte che servirà per ricavare la ricotta
distribuita a tutti gli abitanti. Il martedì c'è
la solenne processione, con la partecipazione delle "verginelle"
e di piccoli carri trainati da pecore e montoni addobbati
con fiori e drappi, sui quali prendono posto i bambini.
Il culto della Madonna di Costantinopoli a Pietracatella è
da collegare alle attività fondamentali del paese:
l’agricoltura e l’allevamento. La processione
ha come meta i campi; ad anni alterni essa si dirige ad ovest
e ad est.
Informazioni: Priore della Confraternita, tel. 0874 817322;
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