Le tradizioni nella provincia di Campobasso

Introduzione
Il Molise, regione dalla lunga tradizione agricola, conserva ancora profondamente radicate celebrazioni e manifestazioni che traggono le loro origini, talune molto remote, nel mondo contadino e nei cicli lavorativi; non di rado, e nelle manifestazioni più imponenti, protagonisti di tali celebrazioni sono il carro agricolo e gli animali il cui ruolo nel mondo agricolo è essenziale: buoi e cavalli. Tra queste manifestazioni di antica tradizione, le cui modalità variano da luogo a luogo, ma che si conservano compatte nelle motivazioni, nelle finalità e nei tempi (fine di aprile-luglio, con concentrazione tra aprile e maggio), risaltano per importanza e per profondo coinvolgimento delle comunità le corse dei carri di S. Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone (per il Molise), e Chieuti (per la Puglia); a queste sono da aggiungere le sfilate dei carri, un tempo numerosissime, di Larino, Jelsi, Montecilfone, Lupara.
Ad alcune di queste celebrazioni, che esaltano il risorgere della natura produttiva in primavera e il raccolto, sono legati dei canti popolari, le carresi, (o laudate) intonati in momenti precisi delle manifestazioni. Due sono le carresi pervenute fino ad oggi: quella di S. Martino in Pensilis e quella di Larino. A S. Martino in Pensilis la carrese, in onore di S. Leo, viene intonata in tre momenti diversi della festa del Santo: la sera del 29 aprile, davanti alla porta chiusa della chiesa di Santa Maria, intonata dai rappresentanti dei carri accompagnati dalla chitarra, mentre in concomitanza si accendono potenti fuochi artificiali nella vicina piazzetta; il primo maggio, dopo la corsa dei carri, dagli amici e sostenitori del carro vincitore il giorno precedente, mentre quest’ultimo percorre le strade del paese; il 2 maggio, giorno della festa di S. Leo, prima della solenne processione, come ringraziamento al Santo.
La carrese di S. Martino è un canto monodico; la sua esecuzione è affidata a coppie di cantanti, di cui il primo esegue a solo il primo distico e il secondo entra sulla conclusione del primo, intonando, sempre a solo, il secondo distico, e così via.

Testo della carrese di S. Martino in Pensilis

Me vuoglie fa la Croce, Patr’e Figlie,
Percuò che lamia ménte nen ze sbaglie.

A Ppremmavére ce rennov’u munne,
De sciure ce revèste la cambagne;

L’àrbere ce recrop’’a stéssa fronne,
L’avecièlle tra lor gran fèsta fanne!

Cchiès’adorat’ e scala triumbante
D’avolie sonne fatte li tò mure;

Nguésta Cchièse ce stà ‘nu Corpe Sante
E pe nnome ce chiame Sante Lione!

Anne, Madonna mi’ de lu Saccione,
E Sande Léie de Sande Martine,

E Sant’Adame ch’è lu cumpagnone
E sande Vàsel’ accant’ a la Marine!

Me vuoglie fa’ ‘na vèsta pellegrine
E vuoglie ì addo’ sponte lu sole;

A llà ce staie ‘na conca marine
Addò ce battezzaie nostro Segnore,

E la Madonne lu tenéve nzine
E San Geuanne che lu battezzave!

E nu’ laudam’ a tté, Matra Mariie
Tu sol’ a pù pertà ‘a palm’ a mmane;

E nuie Lu pregame tutte quante
Ddì ce ne scambe da tembèst e llampe;

E nuie Lu pregame ndenucchiune
Scàmbece da tembèste e terramute;

E nuie Lu pregame e nzéme dégne
Purta’ la palm e la ndurata nzégne!

A ndò ce v’ a scarcà lui vérde làure?
A Ssante Piètre le Cchièse de Rome!

Nu’ veléme laudà quistu gran Sante
Fa menì ‘n zalvamènt’ a tutte quante!

Tòcca, carrier’ e ttòcche’ssu temone
Tocca lu carre de Sande Lione!

A Larino la carrese viene intonata in più di una occasione nel corso della primavera: il 27 di aprile, in occasione della festa della Madonna dell’Incoronata; il 15 maggio, durante la festa dei tre santi martiri larinesi caduti sotto Diocleziano, Primiano, Casto e Fimiano; infine durante i festeggiamenti di S. Pardo patrono della città, dal 25 al 27 maggio. Durante queste tre giornate le celebrazioni si svolgono secondo un rituale rigoroso, e il canto della carrese è eseguito in luoghi e momenti stabiliti dalla tradizione: la sera del 25 maggio, quando viene prelevata la statua di S. Primiano; il 26 maggio in tre momenti diversi e successivi: davanti alla cattedrale prima della partenza della processione, nella sosta stabilita prima dell'arrivo della processione davanti alla chiesa di S. Maria della Pietà, infine nella sosta davanti alla medesima chiesa; il giorno 27 maggio, con il rientro della statua di S.Primiano nella sua chiesa.
Anche questa carrese è monodica, ma non prevede accompagnamento strumentale; i cantanti eseguono la melodia un verso ciascuno, seguito dagli altri che a turno cantano i versi successivi.

Testo della carrese di Larino

Prim’arrivate Die ci dà salute
nuje vulimme lauda’ col sando aiute

l’angele, i sande, co’ Gesù e Marie
e Sando Pardo nostro in compagnie.

I’ voglie canda’ tutte stu maje,
mo’ che la mende nen ze sbaje

me voje fa’ a croce, mo’ che cande,
in nomine Patre e Figlie e Spirede Sande.

Nuje laudamme co’ tutt’u laudamiende
Laudamme u Sandissime Sagramende.

Colonna di chiesa è l’altare maggiore,
dentro ci siede il nostro protettore,

pe’ cumbagnie ce stanne tutte li Sande
coll’angele d’u ciele tutte quande.

Quanne vede ‘n trone u Sagramende
Pieno d’allegrezze u core me sende,

u core s’allegrisce n’atettante
se vede Gesù mie ch’è bbielle tande.

Quann’è bbielle da vecine e da lundane
u Salvatore c’u pallie ‘mmane!

Port’a palme ed è laudata insegna
De la vittoria e in ciele vive e regna.

Port’a palme ed è laudata chianda
A nuje ce dà a benedizione sanda,

tiene vecine il nostro protettore,
che sie laudate in terra a tutte l’ore.

Quann’u vede ‘mmieze a tutte i Sande
Isse è u cchiù bbielle de tutte quande.

E la Madonna mia d’u Saccione,
e Sande Primiane d’u Mundarone,

e Sande Leie de Sandemartine,
e Sande Vàsele accande a la marine,

e Sande Adame de Guglionese
nuje vulimme lauda’ co’ ‘sta carrese,

co’ Sande Parde, nostro protettore,
nuje laudamme Die, nostro Signore.

A primmavera si complisce il mondo
E scopre l’arbre nude spunna a fronna.

De hiure ze reveste a cambagne,
e l’aucielle d’amore gran festa fanne.

Mo’ che a terre addore de viole
Me ne voglie i’ addo’ spunne u Sole;

me ne voglie vestì da pellegrine
me ne voglie i’ accant’alla marine,

e voglie visitare i luoghe sande
voglie laudare Gesù co’ suon e cande,

e la Madonna che a Lui vecine stava
e Sande Giuanne che lo battezzave.

E Sando Parde vuole il suo onore
Tocca, carriero mio, ‘ssu carre d’amore.

Ecco, Madonna mia, mo’ mi presende
Ti vengo oggi a laudare co’ suon’ e cande.

Nuje laudamme co’ tutte u laudamiende
Laudamme u Sandissime Sacramende.

Questa chiesa sta fatte a semetria,
dentre ce sta a Vergene Marie,

pe’ cumbagnie ce stanne tutte li Sande
coll’angele d’u ciele tutte quande.

Mo’ che u hiore cade e sunde u frutte,
laudamme nuje Marie, madre de tutte.

Madre potente, Vergine Marie,
tu sol la puoi combattere la Turchia,

tu sol la puoi portar la palma ‘mmane
‘mmieze alli fedeli cresteiani.

L’angele, li Sande, co’ Gesù e Marie,
nuje laudamme tutte in cumbagnie.

E Sando Pardo vuole il suo onore,
tocca, carriero mio, ‘ssu carre d’amore.

(da: Comitato per lo studio delle fonti storiche del Molise (a cura di), Due laudate meridionali: le “carresi” di Larino e di San Martino in Pensilis, Campobasso 1984).

 

In primavera

Lo Scarciacappa
S. Croce di Magliano: ultimo sabato di aprile

Confluiscono in paese mandrie di pecore, capre, buoi e cavalli condotte dai proprietari. La cerimonia si svolge nelle strade del paese avendo come meta la chiesa di S. Giacomo. Inizia con la benedizione degli animali condotti dai bambini seguiti dalle pecore, dai buoi e dalle capre condotti da pastori a cavallo; ogni gruppo compie tre giri attorno alla chiesa, ricevendo progressivamente la benedizione. Alla fine compare lo Scarciacappa, un personaggio vestito di stracci che conduce una coppia di buoi aggiogati e con aratro sistemato capovolto. Si svolge quindi la processione, a chiusura della quale, preceduta dai cavalieri, è la statua della Madonna Incoronata.
Di antica origine, questa manifestazione è collegata da un lato alla pratica della transumanza, dall’altro ai pellegrinaggi che da secoli hanno coinvolto i fedeli molisani verso il santuario della Madonna dell’Incoronata venerata a Foggia: secondo la tradizione, qui la Vergine apparve l’ultimo sabato di aprile del 1001, su una quercia, ad un nobile cavaliere e ad un contadino, Strazzacappa, che per devozione usò la propria scodella come lampada votiva riempita di olio e posta sull’albero.


Informazioni: Comune di S. Croce di Magliano, tel. 0874 729102.



I falò di San Giorgio (Le Laure de San Giorge)
Mirabello Sannitico: 15 e 22 Aprile


La cerimonia, che è da ricollegarsi ai riti antichi dell’accensione di fuochi presenti anche in altri paesi del Molise, si celebra in concomitanza con la celebrazione della festa di S. Giorgio patrono del paese. Sono centinaia i fuochi che vengono accesi sia nel centro abitato che in tutto l’agro del territorio di Mirabello, creando uno spettacolo di incredibile suggestione sulle pendici dei colli e nella vallata. I fuochi vengono accesi di sera, poco dopo l’imbrunire e si protraggono a lungo nelle strade del paese e nei pressi di tutti i casolari disseminati nelle campagne. Fra tutti campeggiano i falò preparati dall’apposito comitato nelle vicinanze della chiesa del Santo situata a circa un Km dal centro abitato, sull’omonimo colle. Secondo la tradizione locale, l’origine dei fuochi viene collegata all’apparizione di San Giorgio che liberò il paese da un assalto di soldatesche.

Informazioni:




La Carrese
San Martino in Pensilis: 30 Aprile

Come presso altri comuni della fascia costiera molisana e pugliese, la Carrese ha come protagonisti i cavalieri, i buoi, i carri e due (talvolta tre) partiti contrassegnati dai rispettivi colori: il bianco-celeste per i Giovani, il giallo-rosso per i Giovanotti e, quando presente, il bianco-verde per la Cittadella. Nel pomeriggio del giorno 29 c’è la “misura”: vengono cioè segnate le posizioni di partenza dei carri; la serata dello stesso giorno è dedicata allo “sparo”; gli aderenti ai rispettivi carri, a turno, escono dalle loro sedi e con fuochi pirotecnici esplosi a mano, si portano davanti alla chiesa dove viene intonata La Carrese. La corsa si svolge su un percorso di 9 Km e prende avvio dal tratturo; il primo posto viene lasciato al carro vincitore nell’anno precedente. A metà percorso avviene il cambio dei buoi. La gara termina davanti alla chiesa. Il carro vincitore ha l'onore di trasportare in processione il busto di S. Leo il successivo due maggio.
Profondamente radicata nella popolazione, la Carrese ha origini antichissime, collegata alle feste di primavera, celebrate in varie forme tra marzo-aprile-maggio-giugno: “la trasformazione della natura procurava stupore e sgomento, specialmente l’inverno che causava la morte della natura stessa. Da qui la necessità di una celebrazione per resuscitarla (feste di maggio-giugno) o l’opportunità di altri riti (marzo-aprile) per sollecitare le forze cosmiche a ritrovare il loro vigore” (Cavallaro).


Informazioni: Comune di S. Martino in Pensilis, tel. 0875 604725



La Pagliara Maje Maje
Fossalto: 1 maggio

La festa della primavera viene celebrata a Fossalto con un rito di origine antichissima che vede la personificazione del “maggio” mediante un cono costruito con rami e rivestito di erbe e di fiori (la Pagliara). Sulla sommità è una croce, anch’essa ottenuta con fiori. La Pagliara viene “indossata” da un uomo in modo da coprire tutto il corpo lasciando una piccola apertura per il viso. Accompagnata da un suonatore di zampogna e da un cantore, la Pagliara gira per tutto il paese annunciando l’arrivo del maggio, accolta da getti di acqua riversati dai balconi e dalle porte di case al grido “rascia, Maje!” (abbondanza, maggio!). Terminato il giro, la Pagliara viene collocata in piazza, davanti alla casa del parroco: la croce viene staccata dalle sommità e consegnata al sindaco, mentre il cono viene deposto nell’orto del prete. Subito dopo si distribuisce a tutti i presenti una zuppa di legumi, formaggio, pane e fave fresche.
“La Pagliara è certamente un disperso residuo di cerimonie rituali di inizio di primavera che un tempo avevano un valore essenziale per la vita dei gruppi; il getto dell’acqua sul carro di erbe e di fiori ha una origine ideologica assai arcaica; è un gesto di magia simpatica per invocare la pioggia o magari è un gesto di rinnovamento della natura… si inserisce nella serie di personificazioni del ‘maggio’… questo tipo di personificazione-mascheramento appare notevolmente eccezionale in Italia… costituisce davvero un unicum in area italiana” (A. M. Cirese).


Informazioni: Comune di Fossalto, tel. 0874 7681321




La Carrese
Ururi: 3 Maggio.

La carrese di Ururi è collegata alla celebrazione religiosa del Legno della Croce. La manifestazione prende inizio nel pomeriggio del 2 maggio, quando avviene la benedizione dei carri e dei buoi. Il giorno successivo nella mattinata, si svolge una corsa di carretti trainati da vitelli e che vede come protagonisti i ragazzi; successivamente si ripete la benedizione dei carri grandi. Anche qui, come altrove, essi sono contrassegnati dai rispettivi colori e sono accompagnati dai cavalieri. La corsa prende inizio a circa 4 Km dal paese, avendo come traguardo lo spazio antistante la chiesa di S. Maria delle Grazie. All’entrata del paese il percorso si divide per ricongiungersi in prossimità dell’arrivo. La regola obbliga il carro che arriva per primo alla biforcazione a seguire il percorso finale più lungo. Il successivo 4 maggio il carro vincente porta in processione la reliquia del Legno della Croce.


Informazioni: Comune di Ururi, tel. 0874 830130.




La Parata dei fucilieri
S. Giuliano del Sannio: 8-9 maggio

La manifestazione in onore di S. Nicola di Bari inizia il pomeriggio del giorno 8 con un corteo capeggiato dal sindaco; partendo dal municipio, si reca alla casa parrocchiale per prelevare le due bandiere d’Italia. Tornati al municipio, si procede all’asta delle bandiere che quindi vengono consegnate a chi se le è aggiudicate. Ricomposto di nuovo il corteo, ci si reca in chiesa per i vespri; fa da picchetto d’onore alla statua di S. Nicola un nutrito gruppo di fucilieri che, dopo la messa, si dispongono ai lati del portale per fare ala alle bandiere, al sindaco e ai fedeli. Il giorno successivo i fucilieri sfilano per le strade del paese preceduti dalle bandiere, dalle insegne del Comune e dalla bandiera dell’associazione dei fucilieri. Prima della processione; nel momento in cui la statua esce dalla chiesa, i fucilieri fanno a gara a sparare. L’associazione dei fucilieri raccoglie i giovani del paese; indossano una divisa blu con lo stemma rosso con l’immagine di S. Nicola, un fazzoletto rosso al collo e una giberna di cuoio. I fucili utilizzati sono la riproduzione dei fucili garibaldini ad avancarica. L’associazione distribuisce la polvere da sparo a ogni fuciliere nelle quantità di un chilo a testa.
Molte sono le ipotesi sulla origine di questa singolare cerimonia, nella quale l’elemento religioso e quello militare sono strettamente connessi. La statua di S. Nicola fu commissionata nel 1724 e, secondo una ipotesi, al momento dell’arrivo in paese fu accolta dai cittadini che spararono in segno di gioia. Un’altra ipotesi riferisce di un fatto singolare accaduto ad alcuni pastori provenienti dalla Puglia che, oltre al loro gregge, portavano anche le insegne di S. Nicola; assaliti dai briganti, alcuni abitanti di S. Giuliano accorsero in loro difesa, e i pastori, per riconoscenza, regalarono al paese le insegne del Santo. Più puntuale storicamente è la terza ipotesi; intorno al 1860 un gruppo di garibaldini capitò a S. Giuliano il giorno della festa di S. Nicola e in onore del Santo i militari sparavano con i loro fucili sventolando le bandiere.


Informazioni: Comune di S. Giuliano del Sannio, tel. 0874 79204.



La Carrese
Portocannone: Lunedì di Pentecoste

È una competizione che vede in campo due carri (talora anche tre) trainati da buoi: quello dei giovani (colore bianco-celeste), quello dei giovanotti (colore giallo-rosso) e talvolta quello dello Skanderbeg (colore nero-verde). I carri con i rispettivi cavalieri si portano a circa 3 km. dall’abitato e si dispongono secondo l’ordine di arrivo dell’anno precedente. Su ogni carro prendono posto tre conducenti; un cavaliere si pone davanti ai buoi con il compito di guidare il carro, altri accompagnano incitando i buoi con lunghe aste di legno. L’arrivo è fissato sul sagrato della chiesa. Al carro vincitore tocca l’onore di portare in processione, il giorno successivo, la statua della Madonna di Costantinopoli alla cui festa è collegata la Carrese.
Le Carresi, con caratteristiche simili a questa, si praticano anche in altri comuni del Molise (S. Martino in Pensilis, Ururi) e della Puglia (Chieuti). Quella di Portocannone presenta una peculiarità: ogni carro è trainato da quattro buoi.


Informazioni: Comune di Portocannone, tel. 0875 59158.



La processione dei carri
Larino: 25-27 maggio


Sono oltre cento i carri trainati da buoi che nei tre giorni dedicati alla festa sfilano per la città in onore di S. Pardo, vescovo del Peloponneso, le cui spoglie furono trasportate a Larino undici secoli fa. I carri sono di due tipi: chiusi, detti “a capanna”, che sono i più antichi, e aperti detti “trionfali”. Addobbati con migliaia di fiori di carta multicolori, vengono numerati secondo regole rigorose e portati davanti alla cattedrale dalle famiglie che li hanno “vestiti”; si spostano poi dal centro storico per portarsi davanti alla chiesa di S. Primiano, presso il cimitero, dove prelevano la statua del Santo portandola nella cattedrale con solenne processione accompagnata da fiaccole. Il giorno dopo avviene la processione di S. Pardo e degli altri santi durante la quale si intona il canto tradizionale della Carrese. Il terzo giorno il carro di S. Pardo, preceduto da tutti gli altri, riaccompagna S. Primiano nella sua chiesa per far ritorno definitivo nella cattedrale.
All’origine la manifestazione era simile alle corse dei carri che si praticano nel basso Molise e tale rimase sicuramente fino al 1700, come documenta Tria, vescovo di Larino: “in memoria della traslazione di San Pardo quei cittadini con pia emulazione fanno la corsa dei buoi con carri in figura del suo trasporto in essa città, e il primo che giunge ne consegue un premio”. Nella celebrazione si possono notare molti simboli del mese di maggio; il più eclatante è la presenza dell’ "albero di maggio”, rappresentato da un grosso ramo di ulivo che, solo per il giorno 26, viene issato sui carri arricchito di prodotti caseari.


Informazioni: Comune di Larino, tel. 0874 8281 - Basilica Cattedrale, tel. 0874 22338


 

In estate

I Misteri
Campobasso: Corpus Domini.

Nel giorno del Corpus Domini sfilano per le strade di Campobasso, lungo un percorso rituale che inizia dal centro storico, le 13 Macchine dei Misteri, portate a spalla da circa 200 uomini. Sono macchine viventi costituite da una piattaforma di legno su cui è una ossatura metallica variamente conformata, sui cui terminali prendono posto i personaggi viventi che compongono un «quadro» nel quale le figure sembrano sospese nel vuoto. Durante il percorso i portatori, con ritmo cadenzato dalla banda musicale, procedono velocemente; la disposizione particolare delle stanghe di sostegno (tre per ogni piattaforma) conferisce alle Macchine un movimento sussultorio di particolare effetto. I Misteri, il cui termine nell’uso locale indicava «ogni tipo di apparato o di costruzione scenografica festiva che veniva approntato nelle chiese o nei luoghi intorno ad esse, in occasione di cerimonie religiose particolari», raffigurano scene ed episodi biblici e di vita dei santi: Isidoro, S. Crispino, S. Gennaro, Abramo, Maria Maddalena, S. Antonio Abate, l’Immacolata Concezione, S. Leonardo, S. Rocco, l’Assunta, S. Michele, S. Nicola, SS.mo Cuore di Gesù
Le Macchine furono create nel 1748 dall’artista Campobassano Paolo Saverio Di Zinno, (1718-1781), formatosi a Napoli; in questa città trasse probabilmente gli spunti per le figurazioni delle Macchine, dagli “apparati festivi mobili di concezione spagnolesca, che a Napoli durante il periodo vicereale ed oltre venivano costruite a ricordo durevole di particolari avvenimenti civili e religiosi” (Di Iorio). Nel 1805 le Macchine dei Misteri rimasero danneggiate dal terremoto; al loro restauro provvide Giuseppe Di Zinno, il secondogenito dell’artista.


Informazioni: Comune di Campobasso, tel. 0874 4051




Il Pizzichendò
Castellino Sul Biferno: 12-13 giugno

La celebrazione è in onore di S. Antonio di Padova ed inizia la sera del 12 giugno con la preparazione della callàra, il grande paiolo che verrà utilizzato per la cottura delle sagnetèlle, la pasta di casa consumata da tutta la comunità; e contemporaneamente viene preparato il tradizionale “brodo bugiardo”, cioè senza carne, che fa da condimento alla pasta. Insieme alla pasta vengono distribuite le pagnottelle, dopo la benedizione in chiesa. Quindi prende vita il “Pizzichendò”, la piramide umana, costituita da tredici uomini; il capogruppo fa da perno, munito di un palo, circondato da altri sei uomini, sulle spalle dei quali salgono altri quattro uomini, e su questi altri due. La piramide percorre un itinerario prestabilito girando su se stessa, mentre i suoi componenti cantano a voce alta. Durante la manifestazione si allestiscono altarini addobbati con fiori, davanti ai quali sosta la processione del santo il giorno 13.
La celebrazione trae origine dall’usanza praticata dai contadini dell’interno del Molise di recarsi nella Puglia per raccogliere il grano maturo, e tornare a luglio nelle loro terre, dove il grano matura più tardi. Era una festa di saluto e di buon augurio per la partenza, nonché di manifestazione di solidarietà concretizzata nella distribuzione di sagnetèlle e pagnotte.


Informazioni: Comune di Castellino sul Biferno, tel. 0874 745148



Le Traglie
Lupara: 22 luglio

Analoga ad altre manifestazioni che si celebrano in Molise in concomitanza con l’ultimazione della raccolta del grano (ad es. le Traglie di Jelsi), a Lupara la festa è in onore di S. Antonio ed assume l’aspetto di una vera e propria cerimonia di ringraziamento per il buon esito del raccolto. Si allestiscono due Traglie (carri di legno) addobbati con covoni di grano, trainati da coppie di buoi ornati con coperte multicolori; uno di essi trasporta in processione la statua del Santo, nella quale sfilano donne che come offerta portano canestri colmi di pane e di biscotti, e dodici uomini vestiti da mietitori con gli attrezzi da lavoro. La processione sosta sull’aia di S. Antonio; dopo la benedizione del pane, si mette all’asta il grano.



Informazioni: Comune di Lupara, tel. 0874 741134

 



Le Traglie
Jelsi: 26 luglio

La importante manifestazione, in onore di S. Anna, fu introdotta nel 1805 per celebrare l’evento miracoloso che vide il paese risparmiato dal disastroso terremoto di quell’anno. La festa consiste nella sfilata di un gran numero di Traglie, i carri di legno trainati da buoi o da mezzi agricoli sui quali sono riprodotte varie composizioni ottenute intrecciando le spighe di grano, raffiguranti scene di vita contadina, momenti di vita religiosa, fatti di attualità. L’allestimento dei carri coinvolge tutta la comunità ed inizia un mese prima della festa, appena il grano è maturo; in punti stabiliti (nei crocicchi) si raccolgono i manuocchi (i covoni) che da gruppi di persone esperte nell’arte dell’intreccio vengono divisi in mazzetti, messi in acqua perché la paglia diventi flessibile, quindi intrecciati. La sfilata dei carri prende inizio alla periferia del paese ed ha in coda il carro di S. Anna. Alla fine della festa tutto il grano viene depositato sull’aia di S. Anna, benedetto e trebbiato.
La sfilata di carri addobbati con spighe di grano era praticata anche a Gambatesa ed a Roccavivara; il mezzo agricolo utilizzato è la Traglia, un mezzo di trasporto particolare, privo di ruote, la cui forma ricorda quella di una slitta da neve; essa difatti si muove mediante due scivoli di legno leggermente divaricati, sui quali è applicato un piano di tavole; per tenere fermi i covoni sono due coppie di sostegni verticali di forma triangolare (Femminèlle) fissati sui lati brevi del piano, collegate tra loro da un asse. Per il collegamento con il giogo c’è il Traglione, una specie di ramo biforcuto.


Informazioni: Comune di Jelsi, tel. 0874 710134





La Regata di S. Basso
Termoli: 3-4 agosto

Nel corso delle celebrazioni che si svolgono nei due giorni dedicati alla festa di S. Basso, protettore della città di Termoli, il momento più suggestivo è quello della processione nel mare; la statua del Santo, sistemato sul peschereccio prescelto dalla sorte, riccamente addobbato, viene portata in mare accompagnata dalla flotta degli altri pescherecci carichi di fedeli e da numerosi motoscafi. L’itinerario in mare si svolge tra la spiaggia di Rio Vivo e quella di S. Antonio. Al ritorno nel porto, la processione prosegue nelle stradine del borgo dei pescatori, dove la statua sosta per tutta la notte. Nel pomeriggio del giorno 4 la statua viene riportata in processione nella cattedrale.
La cerimonia si ripete da molti secoli a memoria dell’antica tradizione secondo la quale alcuni pescatori trovarono nel mare di Termoli, raccolte in un sarcofago di marmo, le spoglie di S. Basso, divenuto protettore della città. La celebrazione, che coinvolge tutta la comunità dei pescatori, vuole essere una richiesta di protezione contro i pericoli del mare ed un buon auspicio per la pesca.



Informazioni: Azienda di Soggiorno di Termoli, tel. 0875 706754 - Comune di Termoli, tel. 0875 7121




Il Palio delle Quercigliole
Ripalimosani, Loc. Quercigliole: 12 agosto

La gara si svolge su un tratto del percorso del tratturo, nei pressi del quale, su una collinetta, in un bosco di querce e conifere, è la chiesetta detta della Madonna della Neve. Scendono in competizione numerosi fantini, che prendono il via sul tratturo a circa un chilometro e mezzo dalla chiesetta, che è la meta ultima della competizione. È una vera e propria corsa ad eliminazione tra i fantini che montano “a pelo”. Vengono disputate due batterie ed una finale. La corsa è in pianura, tranne gli ultimi 200 metri che sono in salita. Il cavaliere vincitore ha il privilegio di entrare nella chiesa con il suo cavallo per adorare la Vergine.
Il Palio delle Quercigliole è praticato a ricordo di un evento miracoloso, attribuito alla Vergine, che vide la zona coperta di neve in piena estate, il 5 agosto (da cui la denominazione Madonna della Neve, venerata nella omonima chiesetta cinquecentesca).


Informazioni: Comune di Ripalimosani, tel. 0874 39132



La Festa della Zampogna
San Polo Matese: 10-15 agosto

Si tratta di un vero e proprio festival, attivato da alcuni anni con lo scopo di riproporre l’attenzione su un antichissimo strumento, la zampogna, non fabbricato a San Polo (viene comunque costruito in Molise, a Scapoli) ma qui utilizzato ampiamente; sono da sempre noti, in tutta Italia, gli zampognari di San Polo che nel periodo natalizio, sempre a coppia, vestiti dei costumi tradizionali, si spostano non solo negli altri paesi del Molise ma in molte città d’Italia bussando di porta in porta per riproporre con questo particolare strumento le nenie tipiche di questo periodo. Nel corso del festival confluiscono nel paese molti suonatori di zampogna, solisti o accompagnati dalla ciaramella, oppure anche dalla fisarmonica o da altri strumenti. La zampogna è uno strumento tipicamente agreste e popolare, dal suono inconfondibile; è costituito da una sacca di pelle di capra (o di pecora) che consente l’alimentazione ininterrotta delle canne e di conseguenza la produzione continua del suono.
Oltre alla zampogna, anche il costume tradizionale degli zampognari è tipico del mondo pastorale e contadino; brache corte al ginocchio, camiciola di pelle di agnello, giacca e mantello di panno, berretto e ciocie.


Informazioni: Comune di San Polo Matese, tel. 0874 789243


 

In autunno

Sagra dell’uva
Riccia: settembre

La raccolta dell’uva e la vendemmia vengono celebrate a Riccia con una imponente manifestazione che coinvolge non solo la comunità locale ma anche i paesi limitrofi. Vengono preparati numerosi carri addobbati con tralci, pampini e grappoli d’uva, sui quali trovano posto enormi canestri colmi di uva e grandi contenitori di vino. Uomini e donne, vestiti dei costumi tradizionali, mimano e ripropongono scene di vita contadina che richiamano le varie fasi dei lavori agricoli o scene di vita quotidiana. I carri sfilano per le strade del paese ed i suoi occupanti, tra canti e balli che coinvolgono anche gli spettatori, distribuiscono vino e grappoli d’uva. La festa si conclude in piazza con il ballo collettivo.
Anche se introdotta in tempi non lontanissimi (come è praticata attualmente risale agli anni trenta di questo secolo) la festa dell’uva a Riccia ricorda le antiche celebrazioni della vendemmia e gli antichi culti di Bacco, assumendo un valore di ringraziamento per la fertilità della natura al momento conclusivo del ciclo produttivo.


Informazioni: Comune di Riccia, tel. 0874 716216.


 

In inverno

La faglia
Oratino: 24 dicembre

La Faglia è una torcia gigantesca, che raggiunge l'altezza di 12 metri ed il diametro di due, ottenuta con canne.
Queste vengono raccolte, di notte, da squadre di giovani e vengono via via ammassate in un luogo segreto; ripulite e "battute", sono legate e tenute insieme da cerchi di legno di olmo. Trasportata per il paese, la Faglia viene innalzata sul sagrato della chiesa con l'aiuto di un argano e quindi incendiata. Durante il trasporto un ruolo fondamentale è quello del "capofagliaro", cui peraltro, spetta il compito di deridere tutti coloro che sono stati derubati delle canne. Il rito, esclusivamente maschile, rimanda ai riti del fuoco e del solstizio d'inverno, che, come quelli del solstizio d'estate, sono collegati alla fecondità ed al matrimonio, nonché alla morte. I giovani impegnati nel furto di canne devono dare prova di destrezza e di abilità; è stato osservato che tali furti "equivalgono ad una vera e propria iniziazione guerriera che darà poi a tutta una classe di adolescenti il diritto di considerarsi maschi e di guardare le donne".



Informazioni: Comune di Oratino, tel 0874 38132


I Fuochi di Sant’Antonio
Colletorto: 17 Gennaio


I fuochi accesi in onore di S. Antonio Abate, presenti in numerosi paesi del Molise, sono espressione di una antica e profonda religiosità popolare. Il rituale segue cadenze precise rimaste immutate nel corso degli anni: la legna viene raccolta da adolescenti sin dagli ultimi mesi dell’anno precedente ai fuochi, donata dagli abitanti di ogni quartiere. Il giorno stabilito si allestiscono le pire in vari punti del paese; quindi il parroco benedice il fuoco più vicino alla chiesa, dal quale viene prelevata la brace per l’accensione di tutti gli altri fuochi.
Punto di incontro per tutta la popolazione, non escluso un vivace spirito competitivo sulle dimensioni del falò, attorno ai fuochi si intrecciano storie, ricordi, fantasie e previsioni per il futuro. Rientra nella serie dei fuochi accesi nel solstizio d’inverno, analoghi agli altri simili, presenti in altri paesi del Molise, nel solstizio d’estate (i fuochi del 12 giugno).


Informazioni: Comune di Colletorto, tel. 0874 730329


 

Il Diavolo
Tufara: martedì grasso

L’ultimo giorno di carnevale a Tufara si prepara segretamente il corteo dei diavoli; essi (due o tre) indossano una casacca ottenuta con sette pelli di capra, una maschera variopinta di cuoio con corna di capra. Brandiscono il tridente. Li accompagnano due personaggi che raffigurano la morte, vestiti di bianco e muniti di falce, e due scudieri vestiti da monaci che tengono prigionieri i diavoli con robusti catene. Il corteo gira per le strade saccheggiando e facendo ostaggi, mentre per gioco vengono chiuse le porte. Di sera, sulla rocca del castello, inizia il Processo al Carnevale (rappresentato da un pupazzo) alla presenza di un Presidente e di due Giudici. Viene quindi eseguita la Condanna a Morte: un plotone di soldati spara sul pupazzo, che viene gettato giù dalle rupe ed i suoi brandelli vengono dispersi nei campi.
«Il carnevale ha una funzione oppositoria e liberatoria sia a livello collettivo che individuale. A livello collettivo viene espresso il disagio socio-economico... con tre aspetti distinti: aspetto festivo, di ribellione alla condizione sociale del gruppo, aspetto rituale (legato nel passato a rituali agricoli di propiziazione del raccolto e di eliminazione del male). A livello individuale sono singole problematiche psicologiche quasi sempre inconsce ad essere privilegiate» (Rossi-De Simone).


Informazioni: Comune di Tufara, tel. 0874 718121



I mesi
Cercepiccola: Ultima domenica di Carnevale, con cadenza biennale


La rappresentazione si svolge in quattro luoghi diversi nell’arco della giornata e prevede la partecipazione di 32 personaggi tutti maschili: 2 cenciunari (straccivendoli), 2 pulcinella, 1 presentatore, 1 direttore d’orchestra con 8 orchestrali, il “padre” dei mesi, (l’anno), il “nonno” dei mesi (il secolo), le 4 stagioni e i 12 mesi. Sono vestiti con fogge svariate e montano cavalli riccamente ormati, riservando gli asini al mese di maggio, agli orchestrali e ai cenciunari.
La celebrazione dei mesi fu introdotta alla fine del XVIII secolo ed ebbe all’inizio cadenza decennale. Quindi fu riproposta ogni otto anni, ed attualmente si svolge ogni due anni.
Il rituale dei mesi, presente anche in altri paesi dell’Italia centrale, è “tra le forme drammatiche popolari che scaturiscono dalle feste di inizio di un ciclo annuale” (Toschi).


Informazioni: Comune di Cercepiccola, tel. 0874 79222


La festa della Madonna della Ricotta
Pietracatella: Martedì di Pentecoste

La cerimonia inizia la domenica che precede la Pentecoste: la statua della Madonna di Costantinopoli viene rimossa dalla nicchia abituale e collocata su una portantina addobbata con fiori. Nella domenica di Pentecoste la statua viene issata sulla "castellana", un trono imponente addobbato con drappi. Il lunedì riceve la corona d’oro e gli altri ornamenti; in questo giorno viene offerto dagli allevatori il latte che servirà per ricavare la ricotta distribuita a tutti gli abitanti. Il martedì c'è la solenne processione, con la partecipazione delle "verginelle" e di piccoli carri trainati da pecore e montoni addobbati con fiori e drappi, sui quali prendono posto i bambini.
Il culto della Madonna di Costantinopoli a Pietracatella è da collegare alle attività fondamentali del paese: l’agricoltura e l’allevamento. La processione ha come meta i campi; ad anni alterni essa si dirige ad ovest e ad est.


Informazioni: Priore della Confraternita, tel. 0874 817322;

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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