Musicisti

Erennio Gammieri

Adriano Lualdi
Ugo Calise

Erennio Gammieri
Campobasso 1836 – Pietroburgo 1916?

Seguendo le sue precoci ed evidenti inclinazioni per la musica, ed in particolare per il canto, i genitori gli fanno prendere lezioni di pianoforte all’età di nove anni, poi, a dodici, viene inviato a Napoli a studiare al Real Collegio S. Pietro a Majella, quindi alla scuola di canto per essere infine ammesso a cantare in orchestra. Poco più che ventenne si reca a Pietroburgo, dietro appoggio di una ricca aristocratica napoletana; in Russia, nel teatro imperiale di questa città, ha modo di farsi conoscere ed essere ammesso come maestro di canto nelle famiglie di alto rango.
La sua prima opera è del 1867, Tommaso Chatterton, che fu rappresentata nel Teatro Imperiale al cospetto dello zar Alessandro II; continua a comporre dopo il primo lusinghiero successo: L’assedio di Firenze, Niccolò de’ Lapi (1877, dramma lirico tratto dal romanzo di Massimo D’Azeglio), e via via altre opere: Comme on adore au ciel, Trois mélodies lyrique, Sei melodie per pianoforte (dedicata a Francesco Bucci sindaco di Campobasso), Sonata per violino e pianoforte
Nella Biblioteca Provinciale P. Albino di Campobasso si conservano Tommaso Chatterton (riduzione per canto con accompagnamento al pianoforte di Enrico Bernardi) e Niccolò de’ Lapi (riduzione con accompagnamento dell’autore al pianoforte).

 


Adriano Lualdi

Larino 1885 – Milano 1971

Nato da genitori veneziani trasferitisi a Larino per motivi di lavoro, trascorre l’infanzia in questa cittadina. La sua spiccata propensione per la musica, oltre che per le materie letterarie, spinge i genitori a incoraggiare questa vicazione: viene mandato prima a Roma, al Conservatorio S. Cecilia, dove si perfeziona, e quindi a Venezia alla suola di composizione di Ermanno Wolf-Ferrari.
Giovane direttore d’orchestra, gira numerosi teatri d’Italia, dalla Fenice di Venezia al San Carlo di Napoli, e, in seguito, dirige i conservatori di Firenze e Napoli. Tiene anche numerose conferenze in varie città d’Italia e per vari anni collabora con quotidiani nazionali, specificamente per le recensioni musicali, e con riviste specializzate per dibattiti sulla musica. Collabora con Mascagni e Toscanini, che dirige a Milano, nel 1925, una sua composizione ispirata a una novella di Poe, Il diavolo nel campanile. Organizza nel 1927 il “900 musicale italiano” a Bologna e tre anni dopo il Primo festival internazionale di musica a Venezia. Nel 1929 viene eletto deputato.Torna stabilmente a Napoli per otto anni quale direttore del Conservatorio S. Pietro, e per altri nove, fino al 1956, a Firenze come direttore del Cherubini.
Nell’ambito della sua multiforme attività, quella musicale è rimasta sempre la più importante.Tra le sue numerosissime opere, per lo più sconosciute, si ricordano: La leggenda del vecchio marinaio (1910), La figlia del re (1922), l’Albatro (1932), La rosa di Saaron; come compositore di musica e versi: Le nozze di Haura, Le furie di Arlecchino; quartetti per archi, poemi sinfonici, la ballata La morte di Rinaldo, l’opera Samnium in onore della sua terra natale.

 

 


Ugo Calise

Oratino 1921-1994

Trasferitosi ad Ischia sin da giovane età, inizia suonando la chitarra nei ristoranti dell’isola. “Il rancio fellone”, il club da lui fondato negli anni Cinquanta, grazie sopratutto alle sue doti sia di musicista che di intrattenitore, diventa presto uno dei più popolari; nel frattempo iniziano le sue composizioni: ‘Na voce, ‘na chitarra e nu poche e luna e Nun è peccato, rappresentando quest’ultima l’esordio come cantante di Peppino di Capri, che avviene proprio nel club di Calise. Si esibisce in concerti e incide album, ottenendo successo anche in America: appassionato di jazz, amico di Teddy Wilson e di Count Baise, l’album Songs for Latin lovers gli porta il successo americano; Perry Como incide una sua composizione, To you; si esibisce per Jaqueline Kennedy, la regina Giuliana d’Olanda e la regina Federica di Grecia. L’album Ugo plays Calice viene pubblicato negli anni Ottanta con una band composta da jazzisti italiani e diretta da Cicci Santucci. Si deve a lui anche il primo cha cha cha italiano, Non so ballare il cha cha cha, inciso da M. Barreto jr.
Muore nel 1994 durante un viaggio di ritorno ad Oratino.

 


 
 
Biblioteca Provinciale "P.Albino"
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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