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La necropoli
arcaica di Termoli
Il sepolcreto, esplorato in 141 tombe in località Porticone,
sorgeva su un terrazzo che affaccia sulla valle del torrente
Sinarca, poco lontano dalla costa adriatica: sono sepolture
di inumati (sono rarissimi i casi di incinerati), variamente
orientate e di varia profondità, con scheletro disteso
supino (tranne in due casi, con scheletro rannicchiato secondo
il costume funerario della vicina Puglia, cosa che appunto
fa pensare ad individui provenienti da questa zona). Le fosse
sono riempite di terreno e di pietre. In alcuni casi di sepolture
più ricche le fosse sono riempite da una grande quantità
di grossi ciottoli di fiume, che costituiscono anche la copertura
delle fossa e che probabilmente in antico formavano un tumulo
affiorante dal piano di campagna; queste sepolture si distinguono
dalle altre anche per la presenza di uno strato di ghiaia
di mare che costituisce una specie di letto su cui era adagiato
il defunto. Le sepolture di bambini sono molto superficiali
e sono coperte da un unico livello di lastre. Il defunto indossa
nel corpo gli oggetti personali ed ha ai piedi il corredo
vascolare. Nel sepolcreto le tombe di bambini rappresentano
il 30%, quelle femminili di adulti il 24%, quelle maschili
il 23%, con la restante percentuale non identificabile perché
le tombe sono sconvolte. I bambini hanno come oggetti personali
le fibule, cioè i fermagli (in uno o due esemplari,
di grandi dimensioni, rivestite di osso e di ambra), i braccialetti
di bronzo a spirale, il collarino di filo di bronzo con estremità
a ricciolo; i vasi dei bambini si limitano ad un massimo di
due soltanto, sono di piccole dimensioni (tazze o brocchette)
e spesso sono privi di manico intenzionalmente asportato.
I maschi adulti hanno il rasoio di bronzo, il coltello, talvolta
la punta di lancia; non hanno fibule (tranne due casi) né
altri ornamenti (tranne un bracciale di ferro in un solo caso);
gli individui femminili sono generalmente dotati di bracciali,
collane con pendenti di ambra e di pasta vitrea, fibule di
bronzo e di ferro, grossi pendagli ad anello di bronzo. Il
numero, la qualità e il tipo di vasi nelle sepolture
di adulti presentano notevole varietà. Piuttosto costante
è il grosso vaso per la conservazione dei prodotti
alimentari (olla) con vasetto all’interno utilizzato
come attingitoio; intorno all’olla sono deposti tutti
gli altri vasi: brocche, coppe, ciotole e piatti frequentemente
decorati con motivi geometrici (la cosiddetta “ceramica
di tipo daunio”); non mancano vasi di forme insolite,
quali ad esempio il cosiddetto askos, un vaso chiuso con piccolo
beccuccio tramite il quale la fuoriuscita del liquido avveniva
lentamente, e le brocche di bucchero di produzione campana;
accanto ai vasi di argilla depurata si trovano anche molti
vasi di impasto, generalmente di piccole dimensioni (anforette,
coppette, tazze, boccali) e vasi di bronzo (soprattutto bacinelle).
La frequentazione della necropoli perdura nel VI secolo a.C.
con un nucleo ristretto di sepolture che arriva al IV secolo
a.C.
Il sepolcreto
arcaico di Larino
Sono state esplorate una trentina di sepolture in località
Monte Arcano, situata a circa 3 km dall’abitato, sulle
colline dominanti il fiume Biferno. Sono tombe a fossa di
inumati distesi supini, deposti con il cranio prevalentemente
a sud-est; le fosse sono riempite di una grande quantità
di scheggiosi di pietra, circostanza che potrebbe far pensare
ad un rituale funerario che prevedeva la lapidazione rituale;
la presenza di una pietra di maggiori dimensioni sulla copertura
della fossa potrebbe essere individuata come segnacolo. Il
piano di deposizione è ricavato nella nuda argill a,
in qualche caso delle lastre di pietra costituiscono un piano
sotto il corpo. Il corredo di vasi è deposto ai piedi
e annovera di consueto una grossa olla, di argilla o di impasto,
vasi da mensa (scodelle, brocche, boccali), talora bacinelle
di bronzo, vasi di bucchero e, inoltre, brocche ispirate alla
ceramica geometrica della Daunia. I vasi mancano nelle sepolture
di bambini. Le sepolture femminili prevalgono leggermente,
dal punto di vista numerico, su quelle maschili. Gli oggetti
che connotano il sesso del defunto sono i rasoi, le cuspidi
di lancia e il coltello per i maschi, i fermagli, i pendenti
di bronzo e le collane di pasta vitrea e di ambra per le donne.
Esclusivamente maschile, tra i vasi, è la bacinella
di bronzo. Le tombe sono piuttosto omogenee dal punto di vista
cronologico e sono databili nell’ambito del VI secolo
a.C.
Le tombe di
epoca ellenistica a Larino
Un piccolo ma significativo nucleo di tombe, databili tra
la fine del V ed
il IV secolo a.C., è stato portato alla luce in località
Carpineto, un’area che degrada verso le Piane di Larino
ed affaccia sul mare; il sito era attraversato in antico da
un percorso stradale che collegava la città di Larino
con la zona costiera. La peculiarità di questo sepolcreto
è che le tombe, poco più di una ventina in tutto,
sono per metà ad inumazione, per l’altra metà
sono ad incinerazione, rito estraneo alle popolazioni sannitiche.
L’urna cineraria è un vaso di bronzo deposto
in un pozzetto protetto da lastre; in due casi la tomba è
una fossa molto ampia e molto profonda, priva di urna cineraria
e con corredo di vasi deposto sul fondo della fossa; probabilmente
in questi due casi, che sono entrambi di individui femminili
a giudicare dal ricco corredo di vasi (sono vasi da mensa
e da toilette), la defunta era stata incinerata nella fossa
con tutto il letto funebre. Le tombe maschili di incinerati
sono connotate dalla lancia, dallo strigile (lo strumento
utilizzato dagli atleti nella palestra per frizionare il corpo
e asportare i residui di unguento), talora dall’unguentario
e in un caso dalla corona, simbolo di eroizzazione e di prestigio
del defunto.
Le tombe di
Guglionesi
Le testimonianze più antiche della presenza umana a
Guglionesi sono pertinenti ad un sepolcreto situato in località
Santa Margherita, la propaggine collinare che si espande dall’altura
dove è ubicato il centro urbano medievale
e moderno di Guglionesi. La collina apre da un lato sul versante
che discende alla valle del fiume Biferno e alla piana di
Larino, dall’altro sulla valle del torrente Sinarca.
Questa ampia dorsale, dove si sta espandendo il paese modernissimo,
nel VI-IV secolo a.C. era occupato da nuclei di sepolture
alcune delle quali sono state oggetto di scavi sistematici
conseguenti a rinvenimenti fortuiti dovuti ai massicci sbancamenti
meccanici. Le sepolture sono fosse di inumati (ma non è
da escludere la presenza di qualche incinerato) simili per
molti aspetti alle coeve sepolture di Termoli e di Larino.
Rispetto
a questi due siti, a Guglionesi sembra riscontrarsi, soprattutto
nel corredo vascolare, un livello qualitativo superiore, soprattutto
nella ceramica detta “di tipo daunio”, tipica
per la decorazione geometrica con un repertorio sia formale
che decorativo molto vario. Da segnalare inoltre la presenza
di due sepolture che si impongono sulle altre per qualità
e quantità di corredo: sono sepolture molto lunghe
e molto profonde, con una buona quantità di vasi tra
i quali i bacinelle e piatti di bronzo in più di un
esemplare. Una di queste, maschile, ha restituito, tra le
altre cose, una scure ed un coltello, che farebbe supporre
l’appartenenza della tomba ad un individuo con funzioni
sacerdotali: la scure era lo strumento utilizzato dal vittimario
per il sacrificio degli animali.
Il sepolcreto
sannitico di Gildone
Il piccolo nucleo di sepolture (23 tombe) è ubicato
in località Morgia della Chiusa ai limiti di un piccolo
pianoro che a nord/nord-est degrada verso la vallata di Gildone.
Le tombe occupano un’area stretta ed allungata e si
presentano in tre
raggruppamenti che possono far pensare non a momenti successivi
di deposizione ma a nuclei intenzionali (familiari, ad esempio).
Le tombe sono tutte a fossa, senza copertura (ma un segnacolo
esterno doveva esserci, dal momento che non vi sono casi di
sovrapposizioni), riempite di terra e pietre; un caso certo
ed uno dubbio avevano copertura “a cappuccina”,
cioè con tegole disposte in modo da formare un tetto
a due spioventi. Lo scheletro è disteso supino talora
con testa reclinata. Nel rituale funerario non vi sono variazioni
di rilievo: la maggior parte delle tombe presenta uno o due
vasi deposti ai piedi, in quelle di bambini (due casi) è
chiaro il rito della frantumazione rituale dei vasi, in un
caso (quello della tomba a cappuccina) il vaso (diverso dagli
altri, trattandosi non di coppe o bacini ma di un vasetto
per profumi) è posto sotto la testa; in due casi si
osservano tracce di legno, che lasciano presupporre l’uso
di tavole per il piano di deposizione o per protezione superiore
del corpo. Le tombe maschili sono caratterizzate da un piccolo
coltellino posizionato sulla spalla, da rasoi, da piccole
asce, in tre casi da cinturoni di bronzo e in tre casi da
punte di giavellotto. Le tombe femminili hanno le fibule i
fermagli per i vestiti) sia di bronzo che di ferro, talora
con decorazione a filigrana; un solo individuo (la defunta
della tomba a cappuccina), ha due anellini di bronzo, uno
per mano. Sul limite sud-est del sepolcreto era un piccolo
edificio costruito quando l’uso del sito a tombe era
agli inizi; esso era probabilmente destinato ai riti connessi
con la sepoltura ed a quelli praticati nelle ricorrenze dei
defunti.
Le tombe occupano uno spazio cronologico tra la fine del V
e gli inizi del III secolo a.C.
Le analisi antropologiche permettono di definire anche l’età
dei defunti e gli stress nutrizionali e da attività
lavorativa. A Gildone si registra un’alta mortalità
nel periodo giovanile soprattutto tra i maschi; nelle classi
adulte fino a 50 anni prevale la mortalità femminile
con una presenza molto bassa di donne dopo i 50 anni. L’età
media degli adulti è di circa 40 anni, 36 per le donne;
gli infanti rappresentano una percentuale molto bassa (il
13%). La presenza di patologie dentali è molto alta
specie nelle donne, indicata dagli studiosi come una conseguenza
di malnutrizione, con un forte consumo di carboidrati e basso
uso di carne, condizione tipica di comunità dedite
all’agricoltura. Nel campo delle lesioni da attività
lavorative le articolazioni più colpite sono quelle
dell’anca, della spalla e del gomito; gli studiosi associano
l’artrite al gomito delle donne alla macina dei semi.
Tali lesioni sono presenti sia negli uomini che nelle donne,
dediti in generale ad attività dure e pesanti, svolte
già in età giovanile.
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