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Aspetti architettonici della Provincia di Campobasso

...quando incontreremo le prime ulivelle
magre, solitarie, in bilico sui dirupi,
con i rami stenti, tormentati dalla bufera,
allora saremo in Contado di Molise.
F. Jovine

Il suo territorio è un alternarsi continuo di colline e montagne punteggiate di piccole città e paesi, borghi e cascinali, in bilico sulle rupi o seminascosti nelle valli, tutti però custodi gelosi di una vita a misura d’uomo. Tolti alcuni episodi di un certo interesse monumentale, l’aspetto pittoresco dei paesi della provincia è costituito per lo più da casette in ciottoli non sempre intonacati, addossate fra di loro e coperte dalle cosiddette “pincere” rosse in terracotta. Una certa alternanza di colori e di forme si riscontrano nelle aree dove il materiale locale prevalente non è la pietra ma l’argilla; qui le case sono quasi interamente costruite con mattoni (come nella zona di Bojano o di Ururi, San Martino in Pensilis, Portocannone), con portali e finestre rifiniti con archi o architravi, con mascheroni in terracotta modellati da artisti improvvisati delle vicine fornaci di laterizi. Altro elemento caratteristico e costante è la pavimentazione di vicoli e piazze, fatta con ciottoli regolari, da basole di varia grandezza e da mattoni messi di taglio. Questo nastro mosaicato è interrotto da gradini di pietra che si adattano alle irregolarità delle rocce su cui sono ancorati i paesi. Nelle piazzette e nei posti più impensati si nascondono o si esibiscono fontane monumentali in ghisa o in pietra, che contribuiscono al tipico arredo urbano insieme a croci, monumenti, lampioni verticali e a braccio che portano il segno di una ricerca stilistica, tra il rinascimentale e il neogotico, dovuta a maestranze locali o itineranti e alle prime colate della produzione in serie di oggetti industriali. Abbastanza diverse sono le poche città di una certa dimensione le quali una volta uscite fuori dalle mura hanno perso il carattere di borgo rurale chiuso e compatto. La nuova città si spinge a salti verso la campagna acquistando una configurazione forse indecisa fra l’urbano e il rurale. Di indubbia suggestione è l’obiettivo di “conservare” a Campobasso, l’impianto urbano di impronta stellare con il nucleo dell’insediamento a carattere storico, dominato dal Castello Monforte e dalle “chiese del Monte”, che devono continuare ad essere i punti di riferimento costanti, anche dei nuovi insediamenti che si prolungano sul crinale delle colline, secondo l’andamento prevalente della viabilità antica. Ne risulta un disegno arioso, fatto di zone residenziali, intervallate da tratti di campagna”.